Sono molto grata al professor Ellero per il suo articolo del 6 agosto e per le sue parole di apprezzamento nei confronti del lavoro che il gruppo di ricerca da me coordinato svolge ormai da molti anni nel campo della tarda preistoria friulana. Lo ringrazio anche per la "tiratina d'orecchi" (benché noi archeologi forse non ce la meritiamo tanto!) a proposito del tumulo di Sant'Osvaldo, alle porte di Udine, e delle condizioni in cui versa attualmente. Si sa che "lo scavo è distruzione", e ciò vale soprattutto per il nostro tipo di scavo. Più che mettere in luce strutture, la ricerca preistorica mira ad analizzare quelle eventualmente visibili, si pone dei problemi e tenta di risolverli mediante l'indagine sul terreno: è ciò che - stimolati e sorretti da due rettori, Marzio Strassoldo e Furio Honsell - abbiamo fatto a Sant'Osvaldo, nei terreni oggi appartenenti all'Azienda agraria dell'Università di via Pozzuolo. Dopo la fine dello scavo (correva l'anno 2002), due possibilità si prospettavano: "ritombare" il monumento oppure coprirlo provvisoriamente, in attesa di renderlo fruibile per il pubblico. L'Università optò per questa seconda soluzione e per renderla attuabile mise in bilancio una notevole somma di denaro; altrettanto stanziò la Fondazione Crup; altrettanto promise, ma non diede (ignoro per quali problemi), la Provincia. Pur sulla base di una cifra insufficiente, un giovane architetto preparò un progetto preliminare: ebbe inizio allora una lunghissima trafila burocratica, punteggiata da una serie di incontri vòlti a escogitare la migliore soluzione possibile, che solo da poco si è conclusa. Ufficio tecnico dell'Università, Azienda agraria, Soprintendenza archeologica, Comune, Azienda sanitaria, gli enti coinvolti.Ora, una volta ultimato il progetto esecutivo, si potrà finalmente passare all'azione. Se gli auspici si realizzeranno, il tumulo potrà essere ripristinato e reso fruibile a partire dalla primavera dell'anno prossimo. Vi sarà la possibilità di entrarvi, di visitarne l'interno con la calotta di ciottoli, il calco della sepoltura, i necessari pannelli esplicativi.Nel frattempo ovviamente la struttura non ha goduto di florida salute, ma in questa situazione che altro potevano fare gli archeologi più che risistemare alla meglio la copertura fatiscente? (costruita, tra l'altro, in economia, con manodopera dell'Azienda e materiale gentilmente prestato da un privato!). Questa in sintesi la storia recente della tomba di Sant'Osvaldo, dopo 4000 anni di (relativa) pace. Oggi noi archeologi siamo i primi ad augurarci che l'accorato appello del professor Ellero non cada nel vuoto.