Tutela dei beni archeologici in capo allo Stato, ma la valorizzazione dei siti possono e debbono farla le istituzioni locali, ai vari livelli. E' questa la versione del «nuovo federalismo» che ieri a Aquileia ha prospettato il ministro per i Beni Culturali , Sandro Bondi, in visita al Museo archeologico, alla basilica poponiana e altri monumenti romani di quello che è il sito più importante dell'Italia del Nord. In quest'ottica, il ministro ha detto «basta ai contributi a pioggia» e ha dato il via libera alle «fondazioni pubblico-private, strumenti strategici e moderni per valorizzare il nostro patrimonio storico-archeologico». Bondi ha inoltre spiegato di di aver raggiunto, su questa strada, «il consenso unanime delle Fondazioni bancarie e delle più importanti imprese private italiane». Una strada obbligata, ha aggiunto, «un po' come si è fatto ad Aquileia», dove è stata costituita una Fondazione cui partecipano Stato, Regione, Provincia e Comune. «Un esempio da esportare nel resto del Paese e come abbiamo fatto per la reggia di Venaria, in Piemonte, e intendiamo fare per la Villa reale di Monza». Il ministro ha ricordato di aver già incaricato i tecnici del ministero di elaborare un «Piano di valorizzazione nazionale» dei siti più importanti da finanziarie e che Francesca Ghedini, consigliere del ministro e docente all'università di Padova, ieri ad Aquiliea ha assicurato che sarà pronto dopo la pausa estiva. «Ci sono 20 milioni di euro a disposizione - ha detto Bondi - e, proprio perché vogliamo evitare i contributi a pioggia degli anni scorsi, intendiamo focalizzare il nostro intervento su cose da fare in siti importanti. Anche perché in passato I finanziamenti sono stati concessi a realtà che poi non hanno saputo neppure spendere. È questo che vogliamo evitare». La storia d'Italia, ha proseguito, «è la storia delle cento città d'arte, è tutto un sito da conoscere, i fondi per la cultura e i beni archeologici non bastano mai, ma la nostra ricchezza è la nostra cultura, senza la quale non si risolvono i tanti male del nostro Paese». Da qui il suo invito al gioco di squadra, alla cooperazione, ad evitare i conflitti. Ricevuto ad Aquileia dall'assessore regionale alla Cultura, Roberto Molinaro, da quello provinciale Franco Matiussi e dal sindaco, Alvaro Scarel, Bondi ha visitato il Museo archeologico accompagnato dalla direttrice Franca Maselli e la basilica con l'arcivescovo di Gorizia, monsignor Dino De Antoni. Uno spettacolo che il ministro ha dimostrato di gradire e apprezzare. In quest'occasione il ministro si è interessato anche della città longobarda di Cividale che, insieme a Brescia e Benevento, dovrebbe entrare a far parte del patrimonio dell'Unesco e, quindi, beneficiare dei contributi relativi. «Mi impegno - ha assicurato al sindaco della città ducale, Attilio Vuga - affinché questo possa accadere nella prossima sessione dell'Unesco a Parigi». Ligio alle direttive del premier Silvio Berlusconi, il ministro non ha voluto parlare di questioni politico-economiche. Ha invece confermato la sua posizione sulla Biennale di Venezia, «che deve essere meno esterofila e mantenere il filo con la tradizione, prefigurando nuovi stili e nuovi mondi». Circa la reazione del sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, che su un aumento dello spazio per gli artisti italiani ha fatto sapere di «stare già andando in questa direzione, semmai si può discutere se assegnarne un po' di più», Bondi ha commentato «di non vedere eccessive differenze con il mio dire».A.L.