Allora, onorevole Bono, pare che non siete stati molto originali... «Siamo stati più corretti e precisi per evitare la deriva di una svendita, quella sì che era tale, del patrimonio culturale avviata dai governi dell'Ulivo». Esagera anche lei adesso? «No. Secondo l'originale stesura della Finanziaria Prodi tutto il patrimonio demaniale veniva messo in vendita, senza filtri e difese. Il governo D'Alema cercò di correre ai ripari: il ministero dei Beni culturali avrebbe dovuto segnalare al Tesoro i beni non vendibili. Nella Finanziaria del 2000 (ndr, approvata nel '99) si introduce il principio del silenzio-assenso. E qui succede qualcosa, vorrei dire, di scandaloso». Cioè? «Bisogna leggere bene, decodificare il burocratese. Vede, al comma 5 dell'artìcolo 4 si diceva che, in attesa del regolamento, il ministero per i Beni culturali avrebbe dovuto pronunciarsi entro 90 giorni sull'esistenza dell'interesse storico artìstico per un determinato bene "individuando, in caso positivo, le singole parti soggetie a tutela...". Significa che 1"input era: si vende tutto, e le soprintendenze avrebbero potuto far valere il vincolo solo sulla destinazione d'uso, stubilire cioè che quell'immobile diventasse degli uffici e non una sala giochi». Morale? «Non sono stati capaci di concludere e razionalizzare un percorso che avevano cominciato, non hanno venduto nemmeno un canile, lì contro di noi è stata alimentata una campagna strumentale basata sulla confusione». Quale? «Si è voluto far credere alla gente che oltre al Colosseo stessimo vendendo la Primavera del Botticelli. Cosa ovviamente assurda. Ma non si può tollerare nemmeno che si continui a confondere una tela del Tiziano con un carcere borbonico in disuso. La Patrimonio Spa, cui sono stati conferiti gli immobili pubblici, non ha solo il compito di vendere ciò che non ha particolare valore storico-artistico ma anche di mettere a reddito un patrimonio enorme». E voi cosa avete fatto per evitare i rischi di cui parlava? «Innanzitutto abbiamo approntato il Codice dei Beni culturali, la cornice che comprende e razionalità tutta la materia. La prima vera riforma dopo fi4 anni, dalla legge Bottai. Sono stati dichiarati inalienabili tutte le aree ar-cheologiche, i musei, le pinacoteche, eccetera. Abbiamo 120 giorni di tempo per pronunciarci se un immobile può essere venduto. Non solo. Nel caso in cui quell'immobile sia ritenuto alienabile le soprintendenze si pronunciano anche sulla destinazione d'uso, cioè indicano il limite d'uso a cui si dovrà attenere il privato che ne entri in possesso». Perché è stata Innescata questa campagna stampa? «Perché non hanno letto le carte. È stata montata una strumentalizzazione volgare. E i giornali si soil Giornale 22-GEN-2004 INTERVISTA AL VICEMINISTRO Bono: "Macché svendite La Melandri ha fatto peggio" Allora, onorevole Bono, pare che non siete stati molto originali... «Siamo stati più corretti e precisi per evitare la deriva di una svendita, quella sì che era tale, del patrimonio culturale avviata dai governi dell'Ulivo». Esagera anche lei adesso? «No. Secondo l'originale stesura della Finanziaria Prodi tutto il patrimonio demaniale veniva messo in vendita, senza filtri e difese. Il governo D'Alema cercò di correre ai ripari: il ministero dei Beni culturali avrebbe dovuto segnalare al Tesoro i beni non vendibili. Nella Finanziaria del 2000 (ndr, approvata nel '99) si introduce il principio del silenzio-assenso. E qui succede qualcosa, vorrei dire, di scandaloso». Cioè? «Bisogna leggere bene, decodificare il burocratese. Vede, al comma 5 dell'artìcolo 4 si diceva che, in attesa del regolamento, il ministero per i Beni culturali avrebbe dovuto pronunciarsi entro 90 giorni sull'esistenza dell'interesse storico artìstico per un determinato bene "individuando, in caso positivo, le singole parti soggetie a tutela...". Significa che 1"input era: si vende tutto, e le soprintendenze avrebbero potuto far valere il vincolo solo sulla destinazione d'uso, stubilire cioè che quell'immobile diventasse degli uffici e non una sala giochi». Morale? «Non sono stati capaci di concludere e razionalizzare un percorso che avevano cominciato, non hanno venduto nemmeno un canile, lì contro di noi è stata alimentata una campagna strumentale basata sulla confusione». Quale? «Si è voluto far credere alla gente che oltre al Colosseo stessimo vendendo la Primavera del Botticelli. Cosa ovviamente assurda. Ma non si può tollerare nemmeno che si continui a confondere una tela del Tiziano con un carcere borbonico in disuso. La Patrimonio Spa, cui sono stati conferiti gli immobili pubblici, non ha solo il compito di vendere ciò che non ha particolare valore storico-artistico ma anche di mettere a reddito un patrimonio enorme». E voi cosa avete fatto per evitare i rischi di cui parlava? «Innanzitutto abbiamo approntato il Codice dei Beni culturali, la cornice che comprende e razionalità tutta la materia. La prima vera riforma dopo fi4 anni, dalla legge Bottai. Sono stati dichiarati inalienabili tutte le aree ar-cheologiche, i musei, le pinacoteche, eccetera. Abbiamo 120 giorni di tempo per pronunciarci se un immobile può essere venduto. Non solo. Nel caso in cui quell'immobile sia ritenuto alienabile le soprintendenze si pronunciano anche sulla destinazione d'uso, cioè indicano il limite d'uso a cui si dovrà attenere il privato che ne entri in possesso». Perché è stata Innescata questa campagna stampa? «Perché non hanno letto le carte. È stata montata una strumentalizzazione volgare. E i giornali si sono buttati a pesce».
Viceministro Bono: "Macché svendite La Melandri ha fatto peggio"
Il ministro dei Beni culturali, Bono, risponde a un articolo di giornale che accusa il governo di aver venduto il patrimonio culturale. Bono afferma che il governo dell'Ulivo aveva iniziato a vendere il patrimonio demaniale senza filtri e difese, ma che il governo D'Alema aveva cercato di correre ai ripari introducendo il principio del silenzio-assenso. Tuttavia, il ministero dei Beni culturali non aveva concluso il regolamento e le soprintendenze non avevano potuto far valere il vincolo solo sulla destinazione d'uso. Bono afferma che il governo non ha venduto nemmeno un canile e che la campagna stampa contro il governo è stata strumentale e basata sulla confusione.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo