Soldi cercansi disperatamente Primi fondi terminati, restano solo i volontari CAPANNORI. La piana lucchese nasconde un inestimabile tesoro archeologico. Tracce significative di una vera e propria "Pompei rurale" stanno venendo alla luce dagli scavi condotti dalla Sopraintendenza di Lucca. Un "contado" sepolto dai detriti alluvionali del Serchio, che a quel tempo si chiamava Auser, affiora lentamente in un quadrato di territorio che si estende da Capannori a Porcari sul lato lucchese, a Bientina sul versante pisano. Si calcola che vi abitassero cinquemila persone, di cui almeno tremila impegnate nel lavoro dei campi. I rilievi fotografici e i sondaggi del terreno con gli infrarossi, hanno individuato le strutture murarie di quelle che erano 130 fattorie di epoca romana. Due di esse sono già state riportate alla luce, una terza s'intravede, le altre attendono soltanto i finanziamenti e il lavoro di scavo per tornare allo splendore dei fasti della Roma imperiale. Un tesoro che potrebbe cambiare il destino di un intero comprensorio, ma che rischia di rimanere interrato o visibile soltanto in parte perché i primi finanziamenti sono terminati e gli scavi adesso possono riprendere solo per il lavoro dei volontari. L'obiettivo più facilmente realizzabile, a media scadenza, è il museo interrato che dovrà sorgere a fianco del casello di Capannori dell'autostrada Firenze-Mare. A questo proposito - dice il presidente della Provincia di Lucca Stefano Baccelli - siamo riusciti a realizzare un'infrastruttura viaria e a preservare, contemporaneamente, le condizioni per valorizzare e rendere fruibili gli straordinari reperti archeologici, in particolare la casa lignea risalente al momento prima della colonizzazione romana. L'amministrazione ha presentato un progetto per la realizzazione di un museo interrato per il quale ha chiesto finanziamenti ad Arcus Spa, azienda per lo sviluppo dell'arte e della cultura istituita dal ministero dei beni culturali». «Per l'area archeologica detta delle "Cento fattorie" - dice Alessandro Marakic, che segue il progetto per conto della Provincia - sono stati finanziati e spesi, finora, circa 400mila euro, ad opera dei Comuni di Capannori, Porcari, del Monte dei Paschi di Siena, della Banca del Monte e della Cassa di Risparmio di Lucca. Per gli ultimi ritrovamenti al casello del Frizzone sono stati spesi, dalla società autostrade, altri 400mila euro. Ma per andare avanti con i lavori e realizzare il museo interrato occorre un milione e duecentomila euro». Ben più consistente l'impegno per la zona delle fattorie romane: con altri 500mila euro possono essere completati i lavori tre siti attualmente affiorati ma per giungere alla fruizione completa della "Pompei rurale" si è stimato necessario un finanziamento da 5-6 milioni di euro. Una cifra notevole e anche tempi lunghi, che però potrebbero cambiare il volto della Piana lucchese. «Per scavare una sola fattoria - dice Michelangelo Zecchini - ci sono voluti cinque anni. Di questo passo per portare alla luce le 130 dimore ci vorrà tanto di quel tempo che forse non le vedranno neppure i nostri nipoti». Finora gli scarsi finanziamenti sono stati gestiti per intero dall'amministrazione provinciale di Lucca, che ha coordinato la gestione degli enti locali. Ma di pari passo avanza l'esigenza che il Parco delle Cento Fattorie non esista soltanto in linea teorica, ma che prenda la forma e consistenza di un vero e proprio ente territoriale. «La presenza nel passato governo del sottosegretario lucchese Andrea Marcucci è stata un'occasione persa», dice l'assessore alla cultura del Comune di Capannori Luciana Baroni. Sulla volontà, l'impegno e le disponibilità dell'attuale governo nazionale francamente non c'è da fare alcun affidamento. Non resta che andare avanti con il lavoro dei volontari dei gruppi archeologici capannoresi. In passato un interesse - e un aiuto - è venuto dagli studenti di due college americani, che hanno lavorato al Palazzaccio. Ma c'è bisogno di uno sforzo complessivo se si vuole cogliere una straordinaria occasione culturale e turistica. G.F.