La Soprintendenza arriva per prima, ma resta fuori. Lingegner Domenico Rivalta, inviato dalla soprintendente Sabina Ferrari a verificare i danni dellincendio che ha mandato in fumo i piani superiori di Palazzo Albergati, si è presentato ieri mattina in via Saragozza 28, ma si è fermato sulla porta. «Troppo pericoloso entrare» gli hanno detto alle 11 del mattino gli stessi vigili del fuoco che poi, qualche ora dopo, hanno guidato allinterno giornalisti e fotografi. Ma è bastata una occhiata dalla strada per far capire a Rivalta lentità del danno: «La copertura è andata in cenere. E molto preoccupante». Un sopralluogo immediato, per quantificare i danni artistici alledificio cinquecentesco che oggi ospita avvocati e notai. E stata la numero uno della soprintendenza bolognese a telefonare a Rivalta di prima mattina, appena letti i giornali. «Andremo il prima possibile. Sono rimasto molto colpito vedendo ledificio. Credevo lincendio fosse definitivamente spento, e invece ho visto che il tetto fumava ancora» spiega lingegnere. Intanto anche lente per i beni architettonici regionale si interroga sulle cause dellincidente. Un paradosso, per un edificio protetto, per cui sono necessarie pile di richieste anche per i semplici interventi di manutenzione. «In realtà però - spiega la numero uno regionale Carla di Francesco - la Soprintendenza autorizza i lavori solo in fase di progettazione esecutiva. Poi spetta al privato scegliere le ditte cui appaltare il cantiere. In seguito noi facciamo dei sopralluoghi per verificare la tutela dei beni artistici e architettonici, non per controllare la sicurezza del cantiere». Anche perché, ricorda la soprintendente: «Il proprietario è tenuto a indicare i nomi dellarchitetto, dellingegnere responsabile dei lavori, e del responsabile per la sicurezza del cantiere. Noi non siamo tenuti a sapere altro» dice rispondendo alle critiche piovute sulla ditta incaricata del restauro. «Diversamente da quel che accade per gli edifici pubblici, che vengono assegnati con gare di appalto, per gli stabili privati è il proprietario a scegliere limpresa, a sua discrezione». Resta da verificare se la Soprintendenza di Bologna avesse effettuato le verifiche di controllo sul cantiere. «Non ne so nulla. Se ci sono stati, non li ho fatti io» si giustifica Rivalta. Che comunque aggiunge: «Non è detto comunque che i sopralluoghi ci siano stati. La ristrutturazione riguardava solo la copertura del tetto. Lavori di questo genere di solito non sono problematici e non richiedono controlli».