Il pm indaga il titolare della ditta. E i pompieri: bocchettoni coperti dallasfalto Limprenditore si difende: "Lispettorato ha già controllato, sono in regola" Ci sono i tombini bloccati dallasfalto, con i vigili del fuoco che hanno difficoltà ad aprirli per rifornirsi dacqua, le proteste degli inquilini, che si lamentano della lentezza dei soccorsi che comunque lavorano incessantemente da due giorni facendo il massimo. E poi i richiami alla ditta Santi (titolare dei lavori di coibentazione del tetto) sempre da parte di alcuni residenti di Palazzo Albergati, per i quali la piccola impresa di Monterenzio non era allaltezza per potersi occupare di un edificio vincolato dalla Soprintendenza ai beni artistici. Insomma, lincendio che ha danneggiato irreparabilmente lo storico palazzo cinquecentesco di via Saragozza, si sta portando dietro anche un mare di polemiche, mentre ieri la Procura ha aperto uninchiesta. Il pm Luigi Persico ha iscritto nel registro degli indagati, per incendio colposo, il titolare dellimpresa, Mauro Santi, che quando è scoppiato lincendio era sul tetto di Palazzo Albergati con un altro operaio. Le fiamme sono divampate attorno alle 15 a causa di una scintilla, mentre i due lavoravano attorno ai tubi bitumati. Lincendio ha distrutto il sottotetto e il secondo piano delledificio, occupato in prevalenza da studi professionali e legali, in gran parte chiusi per ferie. Anche il primo piano è danneggiato seriamente. I carabinieri di Porta Lame ieri mattina hanno consegnato al pm una prima relazione, poi, terminati i lavori di spegnimento, arriverà anche quella dei vigili del fuoco. Il magistrato ha comunque preferito non sequestrare larea, per permettere ai professionisti e ai residenti di recuperare quello che resta delle loro cose sfuggite alla furia dal rogo e dellacqua. Per il pm Persico poi, è importante tutelare i beni artistici che si trovano nel palazzo. Già venerdì sera il comandante dei pompieri di Bologna, Tolomeo Litterio, aveva ipotizzato possibili negligenze nellesecuzione dei lavori, anche se il titolare della ditta ha detto di aver agito nel pieno rispetto delle norme di sicurezza. «Sono in regola e assicurato - si difende Santi - lispettorato del lavoro in questi mesi ha eseguito dei controlli nel cantiere e le uniche cose per cui mi è stato detto di mettermi a norma sono i bagni chimici, che non avevo, e le visite mediche di alcuni operai». Sul fronte dei soccorsi, invece, Litterio aveva anche riferito di alcune difficoltà per le squadre dei pompieri nellapprovvigionamento dellacqua, a causa di tombini bloccati dallo strato di bitume utilizzato per lasfalto nelle strade della zona. Sono infatti molte le persone che, mentre assistevano incredule allincendio, hanno notato i pompieri costretti ad utilizzare delle piccozze per rompere i pezzi dasfalto che gli impedivano di attaccare le pompe ai bocchettoni dacqua. Il modo in cui la ditta Santi portava avanti la ristrutturazione del tetto, iniziata intorno alla metà di aprile, non andava poi molto a genio agli inquilini. Una lettera, i primi di maggio, era stata consegnata a mano al proprietario dello stabile, Camillo Bersani, per segnalare alcune negligenze. «I calcinacci si staccavano dal soffitto del mio tetto - racconta una inquilina che abita allultimo piano - tanto che si vedeva il cannucciato. Anche il mio terrazzo era pieno di detriti, perché nessuno lo aveva mai messo in sicurezza coprendolo».