Restyling per la dimora dei Castrone di Santa Ninfa, in corso Vittorio Emanuele. Scoperta una bifora medioevale Apertura a fine anno in esposizione monili statuette, reliquie. Nel cuore del centro storico, nellantico Palazzo Castrone di Santa Ninfa, aprirà i battenti entro la fine dellanno il Museo delle arti applicate e del gioiello, ovvero il "Maag". Lintervento è doppio, e vede procedere parallelamente il recupero della dimora storica di corso Vittorio Emanuele 452 e la costituzione della collezione. Il progetto è stato finanziato con i fondi di Agenda 2000 per la Ellegroup, insieme con lIdcas, Istituto per la diffusione delle cultura araba e siciliana. Per quanto riguarda Palazzo Castrone di Santa Ninfa, gli interventi sono mirati al restauro conservativo e al consolidamento del prospetto principale e di quelli laterali, che danno rispettivamente su vicolo dello Zingaro e vicolo del Lombardo. Proprio qui si affacciano una finestra ovale cinquecentesca e una bifora medioevale. Occorre dire che la sede individuata per il museo è un palazzo di grande bellezza, che ha bisogno sicuramente di un recupero, ma rappresenta un luogo di fascino assoluto. Il palazzo si trova a pochi passi dal piano della cattedrale ed è tra i più pregevoli edifici cinquecenteschi della città. Venne edificato per volontà del senatore Cristoforo Castrone e successivamente subì numerose modifiche e interventi, con aggregazioni e aggiunte di fabbricati. Molte le alterazioni, specie ottocentesche, ma sotto la loggia rimane ancora unimportante realizzazione cinquecentesca: una fontana marmorea decorata con un altorilievo della scuola di Gagini che raffigura il mito di Perseo e Andromeda. Il gruppo di lavoro è coordinato dallarchitetto Andrea Poerio, che spiega: «Uno dei motivi principali di questa operazione è stata la piacevole scoperta della bifora medioevale su vicolo dello Zingaro. La sua valorizzazione è un punto di partenza importante per la revisione dei locali». Così, dopo i saggi ispettivi di rigore, gli interventi ipotizzati per gli spazi interni della struttura saranno minimi e indispensabili: verranno ripristinati alcuni archi ed eseguiti piccoli allargamenti, e sarà recuperato il paramento murario medioevale che dà allinterno di una parte delledificio. Nellatrio interno a cielo aperto, dove svetta unalta palma che guarda una loggetta, si affacceranno lingresso con la biglietteria, la sala destinata a esposizioni temporanee, servizi igienici e sala lettura, oltre a una parte di ambienti destinati alla direzione e ai laboratori. Alle spalle dellatrio, sei stanze divise su due file da tre e comunicanti tra di loro, destinate tre a esposizioni permanenti, due a mostre temporanee e una a sala multimediale. Verranno recuperate anche le pavimentazioni: cocciopesto levigato per quelle dei locali che si affacciano sul patio; marmo grigio, bianco e marrone dalle semplici geometrie per le pavimentazioni delle sale espositive. Dice ancora larchitetto Poerio: «Per quanto riguarda gli interventi, una prima area procede di pari passo ai lavori previsti sullimmobile che ospiterà il museo e fornisce supporto culturale e scientifico di coordinamento a tutti i settori attivati per la promozione del museo, che avrà aree dedicate a promozione, marketing, amministrativa, informatica e tecnologica. Una seconda area procede invece nella definizione di gestione museale e museologia vera e propria». Per quanto riguarda la collezione che verrà esposta, sono già stati selezionati moltissimi manufatti darte applicata e gioielli: si va dagli "albarelli" in ceramica decorata con interventi policromi a quelli in rigoroso blu e bianco, e poi ancora moltissime le statue di piccole e medie dimensioni. Una sezione di queste è dedicata al culto religioso, e vede immagini di Santa Rosalia in avorio, alcune con piccolo reliquiario, una notevole presenza di madonne e angioletti nelle più svariate composizioni e materiali - marmo, corallo, madreperla - finemente sbalzati e scolpiti, adornati con piccole foglie e decorazioni che uniscono cultura e abilità tecnica. Per i gioielli, un tripudio di orecchini realizzati in vari periodi storici. Filo conduttore è luso di materiali pregiati siciliani, il corallo in primis: a goccia, con pendente e bottone di forma tonda o affusolata, oppure lavorati in piccolissime palline rosse e unite a piccole perle, sbalzate per raffigurare eroi e dame in cammei ornati di preziosi ghirigori doro rosso. Filigrane, smalti, spille, collier regali e pettini per capelli, croci di smeraldi, e ancora perle, filigrane, rubini e pietre preziose. E poi gli anelli, di ogni foggia, materiale, decorazione: piccoli capolavori da portare al dito per la gioia delle dame siciliane.