Giuliano Urbani si difende elencando punto per punto gli aspetti del contestato Codice dei Beni culturali che gli sembrano fondamentali: «Innanzitutto - sostiene il ministro - la presenza di un Codice che sostituisce l'intrico normativo precedente fa sì che il cittadino non debba ricorrere a un esperto di diritto amministrativo per comprendere a chi i appartiene un bene, che cosa è consentito fare e che cosa è vietato, come è possibile tutelate il paesaggio». Un altro aspetto importante è lo snellimento degli iter burocratici e una chiarezza normativa che toglierà ai sovrintendenti molti dubbi nell'interpretazione. delle leggi. Anche a Urbani sta a cuore il paesaggio. «Ma la riforma del titolo V della Costituzione - continua - nell'ambito della riforma federalista, rendeva poco chiaro chi del paesaggio dovesse occuparsi, se le Regioni o lo Stato. E in definitiva la sua tutela era affidata alla buona volontà dei sovrintendenti, Oggi invece sono chiari i compiti di tutti, Stato e Regioni. E la stesura dei piani paesaggistici come li prevede la legge, fa sì che i provvedimenti di tutela vengano presi prima». Resta il contestato articolo 146 in base al quale il parere delle sovrintendenze, nella stesura dei piani paesaggistici non è vincolante. E uno dei punti più contestati. «Fino ad oggi -replica Urbani - il potere d'intervento dei sovrintendenti contro provvedimenti lesivi dell'ambiente era limitato a un ricorso "di metodo" cioè rivolto ad appurare se l'iter amministrativo seguito era corretto o meno, non se il provvedimento danneggiava o no il paesaggio. Si trattava di un controllo di legittimità e non di merito che di fatto si è rivelato inefficace». Vicino agli ambientalisti sul minaccioso comma 32 del testo unico della legge delega ambientale che prevede la depenalizzazione dei reati ambientali compiuti nelle aree protette e che è all'esame del Senato («Mi sono schierato dalla loro parte e ritengo la depenalizzazione inammissibile»), Urbani dice di non concepire come i Beni culturali e l'ambiente possano diventare strumenti di attacchi puramente politici: «Ricordo a tutti che l'articolo 2 del Codice stabilisce che il paesaggio è parte del patrimonio culturale del Paese mentre l'articolo 1 per la prima volta definisce che cos'è il paesaggio. Abbiamo intèso salvaguardare il Bel Paese, non distruggerlo. E questo è un obiettivo che dovrebbe stare a cuore a tutti gli italiani, a destra come a sinistra».