La riforma In attesa che la Commissione bipartisan per le riforme si completi, sindaco e vicesindaco hanno fatto elaborare ai tre professori universitari che rappresenteranno il Comune nel comitato di saggi presieduto da Amato (Cheli, Caravita e Chiappetti), un testo normativo sui nuovi poteri della capitale. «Cutrufo» annuncia Alemanno, «ha inviato al presidente Zingaretti, al governatore Marrazzo e ad Amato una prima bozza della legge ordinaria per Roma Capitale elaborata dai costituzionalisti scelti dalla giunta e che poi produrrà la legge istituzionale». Una traccia, in sostanza, per orientare la mano della Commissione. E sebbene Cutrufo precisi che «sono due cose diverse: questa è una legge ordinaria che si può approvare subito, mentre quella costituzionale ha uno spettro più vasto», basta leggerla per capire dove punti. La città, che si chiamerà Roma capitale, diventa infatti una sorta di repubblica a sé: non solo è previsto che il sindaco sieda in Consiglio dei ministri quando si trattano materie che lo riguardano, acquisisce competenze da esercitare in piena autonomia (tutela dei beni storici, artistici, ambientali; sviluppo; urbanistica; edilizia, sicurezza, etc) e tiene rapporti con la Santa Sede. Viene anche istituita unapposita Conferenza formata da ben sei ministri, tra cui Esteri e Difesa, presieduta dal premier o, su sua delega, dal sindaco, che potrà impartire ordini ai ministri. E si anticipa il federalismo fiscale e demaniale (anche col trasferimento di Cinecittà Holding ed Eur spa dallo Stato) nonché è previsto un referendum per i comuni limitrofi che volessero aggregarsi. Tagliente Storace. «In Campidoglio ci saranno ben quattro commissioni Roma Capitale. Due fanno capo ad Amato, una al consigliere Pd Smedile e quella sui finanziamenti immeritatamente a me. Quando su Roma si inizierà a fare sul serio?»