E il vecchio Fattori tornò... al suo posto. Domani, prima che abbia inizio lo spettacolo conclusivo di Effetto Venezia, la statua di Giovanni Fattori, il più celebre dei pittori macchiaioli livornesi, tornerà davvero al suo posto originario: nella piazzetta fra il Cisternino di città (la vecchia Casa della cultura) e la piazza della Repubblica. A scoprire la statua ricollocata sarà l'assessore alle culture del Comune, Massimo Guantini. Il monumento in bronzo a Giovanni Fattori, realizzato da Valmore Gemignani, fu inaugurato solennemente nel 1925: dopo la seconda guerra mondiale, venne trasferito a Villa Fabbricotti. Il bozzetto del ritratto risale addirittura al 1902, data che segna l'incontro tra lo scultore, che allora studiava all'Accademia di Firenze, e l'ormai vecchio maestro. Fattori aveva visto il ritratto che Valmore aveva realizzato del compagno Giulio Cesare Vinzio e chiese al giovane di farne uno per intero anche a lui: ne rimase tanto contento che gli diede in cambio un suo quadretto. Nel ritratto, Gemignani colse i caratteri del pittore: lo sguardo sereno e penetrante, l'aspetto semplice e bonario, il tipo arguto e rude che furono resi attraverso piccoli particolari come il cappello sbertucciato o la consueta postura della braccia e delle gambe. Dopo la morte di Fattori, come segno di riconoscenza al maestro, Gemignani offrì gratuitamente al Comune il modello a scala reale che servì per la fusione in bronzo, mentre il municipio pagò allo scultore le altre spese. E' datata 1925, centenario della nascita dell'artista, l'inaugurazione della statua. In quell'occasione Plinio Nomellini pronunciò un discorso ai piedi del monumento, mentre Ugo Ojetti tenne una commemorazione ufficiale al Teatro Politeama. Durante la guerra, dopo i bombardamenti del '43 che lo videro fortunosamente incolume, il bronzo fu trasferito presso la Certosa di Pisa e restituito dalla Soprintendenza nel 1947, prima di essere spostato a Villa Fabbricotti.