Nonostante sia trapelata qualche notizia in più sulla proposta dellassessore Antinoro di coinvolgere nella gestione dei beni culturali siciliani i privati, continuiamo ad avere la sensazione che si navighi a vista e che il governo non abbia ancora le idee molto chiare. La decisione di affidare a una commissione di esperti la redazione di linee guida non fuga i dubbi che una proposta tanto importante quanto poco definita fanno sorgere in ordine allopportunità, allutilità e alla reale praticabilità dellidea. Pur condividendo la gran parte dei timori e delle valutazioni proposte da Vincenzo Consolo su questo giornale, riteniamo fondamentale che si trovino forme nuove per coinvolgere i privati nelle politiche di tutela e valorizzazione dei beni culturali, ma ci piacerebbe che la Regione desse la priorità alla ricerca di sponsor capaci di finanziare i restauri, così come avviene in molte delle migliori esperienze in Italia e allestero. Riguardo, invece, alla gestione di servizi aggiuntivi, va sottolineato come questo modello sia stato già sperimentato negli ultimi anni con risultati non sempre positivi. È fin troppo evidente che sarebbe importante riuscire, anche con laiuto di privati, a rendere fruibili i tantissimi beni che oggi rimangono chiusi, ma questo tipo dattività non potrà mai avere margini di profitto tali da giustificare gli investimenti compensativi in termini di infrastrutture (strade, alberghi) ipotizzati dal progetto dellassessorato. A confortare questi dubbi vi è la straordinaria esperienza che il Fai ha realizzato nel nostro Paese recuperando beni che sono poi stati consegnati alla fruizione pubblica. Ma tale meritoria attività si è fondata sulla capacità di raccogliere donazioni, sponsor, fondi pubblici e tanto volontariato, perché i proventi dei biglietti e dei servizi aggiuntivi non bastano certamente a compensare le spese di gestione. Alla stessa filosofia di promozione e valorizzazione è da sempre ispirata la nostra campagna "Salvalarte Sicilia", che cerca di far conoscere e inserire nei circuiti del turismo culturale siti, luoghi, paesaggi sconosciuti o poco frequentati. Nella nostra regione i margini di autonomia gestionale di un sito culturale potrebbero forse esserci solo per i beni più importanti, quelli che ogni anno vengono visitati da centinaia di migliaia di turisti, come la Villa del Casale, la Cappella Palatina o la Valle dei templi, solo per fare qualche esempio. Ma sono proprio questi che hanno meno bisogno dellintervento gestionale delle imprese private, perché sono quelli che ottengono più fondi per i restauri e concentrano la gran parte del personale di custodia. È questo il principale nodo da sciogliere nella proposta dellassessorato: si vuole rafforzare il sistema dei beni culturali siciliani aumentando significativamente il numero di quelli fruibili o si pensa semplicemente di consentire allimpresa privata di lucrare sul nostro patrimonio storico e archeologico? Il primo obiettivo avrebbe un effetto decisivo per lo sviluppo della Sicilia, il secondo non coinciderebbe con linteresse collettivo. Questo equivoco di fondo è stato alimentato dal fatto che nellarticolare la sua proposta lassessore Antinoro abbia citato la Valle dei templi, un esempio decisamente sbagliato. In questo caso non si tratta infatti di un singolo bene ma di un pezzo di territorio molto complesso dove si sovrappongono archeologia e paesaggio, natura e un grande patrimonio storico architettonico. Si tratta del primo (e finora purtroppo unico) esempio di parco archeologico istituito ai sensi della legge regionale 20 del 2000, ma al contempo del centro di un territorio altamente urbanizzato. È cioè un luogo molto complesso dove convivono esigenze apparentemente inconciliabili, che possono essere tenute insieme da un efficace sistema di regole e da unefficiente e autorevole gestione pubblica. Nella Valle dei templi i privati ci sono sempre stati e sono i proprietari degli antichi bagli che adesso, se lo vorranno, potranno diventare piccoli imprenditori valorizzando a fini turistico-ricettivi le proprie case. Da qualche settimana, infatti, il Consiglio del Parco ha adottato il Piano di gestione e di fruizione che riesce a tenere insieme le esigenze di tutela con quelle della valorizzazione turistica. Sarà cioè favorita la trasformazione delle vecchie case contadine in alberghi, bar, ristoranti. Nella Valle dei templi, con lattuale Consiglio, presieduto da Rosalia Camerata Scovazzo, si sta sperimentando un nuovo modello di gestione che potrebbe utilmente essere esteso a tutte le più importanti aree archeologiche siciliane dove ci auguriamo possano al più presto essere istituiti nuovi parchi, a cominciare dal Parco di Selinunte. Un modello che concede spazio alle attività imprenditoriali, ma allinterno di un sistema di regole e di previsioni di piano che consentono di aggiungere alle politiche passive di tutela quelle attive di valorizzazione. È questo lunico modo per superare quella che Antinoro definisce la «consolidata filosofia del veto delle Soprintendenze», che è comunque, e per fortuna, figlia della nostra autonoma, avanzata e moderna legislazione sui beni culturali che assegna alle Soprintendenze compiti di tutela e salvaguardia. Altri devono occuparsi della promozione e valorizzazione. È proprio da esempi come quello dellEnte Parco di Agrigento che lassessorato deve partire per cercare risposte utili allesigenza di strutturare una nuova politica di gestione dei beni culturali siciliani. Affidarsi invece a unidea salvifica della privatizzazione è estremamente rischioso, soprattutto in un Paese dove la gran parte delle privatizzazioni di servizi si sono risolte in un aggravio di costi per il cittadino, a fronte di un peggioramento del servizio. Gli autori sono il presidente e il responsabile Beni culturali di Legambiente Sicilia
SICILIA - sì ai privati nei beni culturali, ma la priorità sono i restauri
L'articolo esprime dubbi sulla proposta dell'assessore Antinoro di coinvolgere i privati nella gestione dei beni culturali siciliani. La proposta sembra essere poco chiara e potrebbe portare a una gestione inefficiente. L'autore sostiene che la Regione dovrebbe dare priorità alla ricerca di sponsor per finanziare i restauri e valorizzare i beni culturali. Inoltre, l'autore esprime preoccupazioni riguardo alla gestione di servizi aggiuntivi e alla possibilità di profitto per le imprese private. L'autore cita l'esempio del Fai, che ha recuperato beni culturali grazie alle donazioni e ai volontari, e sostiene che la promozione e valorizzazione dei beni culturali richiede un sistema di regole e di previsioni di piano.
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