«Lo Stato ha i suoi diritti» Parla Fausto Martino, l'ex soprintendente regionale Data di pubblicazione: 08.08.2008 Il trasloco gli è stato imposto in fretta e furia dal ministero ai Beni culturali. Dopo appena quattro mesi, alla fine di luglio, Fausto Martino si è visto sfilare la poltrona e l'incarico di soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici della Sardegna. Scelta punitiva, ha detto chi in lui - arrivato da Salerno - aveva visto un intransigente servitore dello Stato. - Soprintendente, è stato cacciato via? «La mancata riconferma era nell'aria. Due i motivi: il decreto Rutelli, con cui ad aprile ero stato nominato, ha incassato da subito i rilievi della Corte dei conti e il ministro lo ha azzerato». - Ma non tutti i soprintendenti dell'era Rutelli sono stati rimossi da Bondi. «È vero, ma bisogna ammettere che il decreto aveva in sé alcuni peccati originali e questo è bastato al nuovo ministro per rivoluzionare le Soprintendenze di mezza Italia». - Il secondo motivo della sostituzione? «Lo spoil system. Nuovo governo, nuovi uomini di fiducia, nuove nomine. Succede». - Il che vuol dire: Fausto Martino non sta con il centrodestra. «Può esserci anche una lettura geopolitica ma non spetta a me entrare in argomento, fare e disfare. Posso dire soltanto: non so se il mancato rinnovo sia dipeso più dalle cose che ho fatto o da quelle che avrei voluto fare». - Altri dicono: Martino non era gradito neanche al centrosinistra, colpa di quel suo intervento, a gamba tesa per alcuni, sul Piano paesaggistico e i controversi beni identitari. «In quell'occasione, ho soltanto ribadito i poteri dello Stato, che non può essere un semplice testimone nella tutela del patrimonio architettonico e paesaggistico». - La "Salvacoste" è una buona legge? «Mi rifaccio a quanto detto dalla Confindustria in proposito: il Piano va rivisto, sono necessarie alcune varianti. Mentre in quattro mesi ho visto soprattutto interpretazioni su questo o quell'articolo. E sono state proprio le interpretazioni a scatenare il conflitto con l'autorità giudiziaria che poi ha portato al sequestro di alcuni cantieri». - Vuol dire che, a suo tempo, non c'è stata chiarezza. «Significa che sarebbe stato meglio affrontare i problemi nel rispetto reciproco delle competenze, in armonia e senza imporre nulla». - La Regione voleva imporre qualcosa allo Stato? «Di certo lo Stato non può essere relegato a un ruolo secondario e subordinato». - La Soprintendenza ha sempre vigilato? «Abbiamo fatto il massimo anche se più di contraccolpo c'è stato dopo l'accorpamento territoriale e la divisione delle competenze: beni storico-artistici da una parte, architettonici e paesaggistici dall'altra. Poi va detto che gli organici sono al minimo mentre il lavoro è aumentato. Ma in tutti i collaboratori ho trovato grande entusiasmo e voglia di fare. Sono sicuro che il mio successore (Gabriele Tola) troverà la stessa disponibilità che io ho riscontrato da aprile a luglio». - A gennaio entrerà in vigore il nuovo Codice dei beni culturali: le Soprintendenze avranno più poteri. «Esatto. Il nostro parere non sarà più di legittimità, come adesso, ma entrerà nel merito, diventerà preventivo, obbligatorio e vincolante con il rilascio dell'indispensabile autorizzazione paesaggistica». - Può essere per questo motivo che qualcuno non ha voluto un intransigente servitore dello Stato tra i piedi? «Anche questa è una lettura geopolitica. Non la posso fare certo io». - Se la facesse qualcun altro? «Io non potrò che ascoltare. Da Salerno».