Adriana Polveroni riflette sulla funzione dei luoghi espositivi. Realtà connesse a contesti globali Il principale merito del libro dal titolo enfatico This is contemporary! di Adriana Polveroni dedicato al museo oggi è che viene messo a fuoco non soltanto il museo in quanto organizzazione, con una sua vocazione, missione e funzione, ma il museo in relazione alla società e al contesto in cui opera. Il museo d'arte contemporanea viene osservato dall'autrice senza alcuna rivendicazione ideologica, ma con l'obiettivo di capire i mutamenti che lo hanno investito e che hanno fatto dell'arte un'attività che, secondo la Polveroni, è oggi meno «estetica» e più «dialogica». Nell'attuale panorama in divenire dove si profila una crescente precarietà delle istituzioni culturali almeno in Italia ci si interroga sul ruolo e sul l'identità del museo d'arte contemporanea. Ci si interroga inoltre sul l'attuale assetto museale italiano con la sua formula dei servizi aggiuntivi assegnabili attraverso gare d'appalto che tuttavia non sono in grado di risolvere alcuni problemi all'origine. La convivenza tra funzionari all'interno del museo e coloro che lavorano sul fronte dei servizi è da separati in casa che non favorisce una collaborazione o un lavoro d'équipe come avrebbe potuto fare l'autonomia dei musei e una vera iniezione di managerialità nella governance delle istituzioni. Se tra le cordate che vincono le gare vi sono le case editrici e non le librerie, va da sé che le librerie all'interno dei musei saranno luoghi poco allettanti che tendono a mettere in mostra esclusivamente i libri della casa editrice vincitrice del l'appalto. Se il libro della Polveroni ha l'indubbio merito di un lavoro meticoloso di aggiornamento sullo stato dell'arte del sistema museale in Italia, ponendo in maniera esplicita senza volerlo risolvere il problema del museo come forma di consumo e luogo di consenso votato alla spettacolarizzazione, sempre più vicino al mercato (un tema che preoccupa molti in Italia), non affronta alla radice ciò che invece dovrebbe far riflettere molti amministratori e funzionari sui mali cronici del sistema museale in Italia che nessuno sembra voler trattare. In primo luogo, quello della polverizzazione delle istituzioni museali, anche laddove lo slogan «piccolo è bello», non è in alcun modo giustificabile. A quale necessità rispondono per esempio i trentasei musei d'arte contemporanea amministrati in qualche modo dalla Fondazione Stelline e dislocati in varie cittadine della Lombardia quando il capoluogo non ne dispone? Come afferma la Polveroni citando Finkelpearl, direttore del MoMa nel quartiere Queens, «essere locali nel Queens significa essere internazionali» con la capacità di relazionarsi a più culture. E se è vero che la differenza tra un'impresa profit e una non profit è fondamentalmente che quella non profit non distribuisce gli utili tra i soci, la misura del successo di un museo non può che essere nella sua capacità di conoscere e interessare il suo pubblico. Quando i musei in Italia avranno raggiunto questo obiettivo forse sarà lecito criticare l'eventuale eccesso di consumo o di consenso tra il pubblico. 1 Adriana Polveroni, «This is contemporary! Come cambiano i musei d'arte contemporanea», Franco Angeli, Milano, pagg. 200, 19,00.
Come si sta oggi al museo?
Il libro "This is contemporary!" di Adriana Polveroni esplora la funzione dei luoghi espositivi, in particolare i musei d'arte contemporanea. L'autrice analizza il ruolo dei musei nella società e nel contesto in cui operano, senza alcuna rivendicazione ideologica. Il libro mette in luce la crescente precarietà delle istituzioni culturali in Italia e il ruolo del museo d'arte contemporanea. La Polveroni critica la formula dei servizi aggiuntivi assegnabili attraverso gare d'appalto, che non risolvono i problemi all'origine. Il libro non affronta alla radice il problema della polverizzazione delle istituzioni museali e della spettacolarizzazione del museo come luogo di consumo.
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