In totale 14 aree: l'ultima attrezzata al largo di Filicudi Per gli analisti del settore turistico rappresentano una soluzione per incrementare le presenze dei visitatori in Sicilia per almeno 6 mesi all'anno. Sono gli itinerari archeologici subacquei attivati dalla Soprintendenza del Mare nei fondali delle più attraenti isole minori siciliane e di altre località costiere ad alta valenza culturale. I siti visitabili sono attualmente 14 , di cui 10 realizzati con fondi pubblici (sia comunitari che erogati dagli enti locali), pari a circa due milioni complessivi, mentre 4, di minore portata, sono stati allestiti con lavori autofinanziati e la collaborazione dei diving center locali. Opere di valorizzazione culturale a partire dalle quali la Soprintendenza punta ad avviare un processo di recupero su scala più ampia. «Da recenti studi sulle potenzialità di sviluppo legate ai musei sottomarini, è stato infatti calcolato un potenziale incremento di presenze turistiche di circa il 30 - dice il soprintendente del mare Sebastiano Tusa Un'ipotesi incoraggiante, se consideriamo che in tutta la Sicilia abbiamo già censito 870 siti subacquei di valore archeologico». Fra i tracciati sommersi, l'ultimo a essere inaugurato (ai primi di agosto) è quello di Filicudi, nell'arcipelago delle Eolie. Si trova lungo i costoni della secca di Capo Graziano, un vero e proprio cimitero sommerso di imbarcazioni colate a picco. Sono infatti almeno 9 i relitti di navi fenicie, greche e romane che giacciono fra i 35 e i 75 metri di profondità, con i loro carichi di anfore in gran parte integri. Il progetto, lanciato su idea del giornalista palermitano Michele Guccione, ha reso accessibile quest'area marina, finora interdetta a tutti, mediante cime guida e tabelle esplicative legate ai reperti, è stato realizzato da Nino Terrano titolare del centro immersioni «I Delfini» cui ci si può rivolgere per la visita. La spesa per l'allestimento è stata di 31 mila euro, finanziata dall'assessorato regionale al Turismo. L'itinerario, realizzato dallo stesso Terrano e dalla Soprintendenza del mare prevede un percorso dall'"alto" che parte dal relitto A, una nave risalente al periodo ellenico (II secolo a.C.). Sempre dalla profondità di 45 metri è possibile vedere anche la sagoma del relitto G, una nave ancora ricoperta di sabbia e il relitto «Città di Milano» una posacavi della marina affondata nel 1919 a causa dell'esplosione delle caldaie che hanno ceduto nell'impatto della nave con la secca di Capo Graziano. Sempre alle Eolie, un altro sito archeologico e naturalistico si trova nei fondali di Basiluzzo, l'isolotto a nord est di Panarea. Altra isola di riferimento per l'archeologia è Ustica, dove dal 2006 funziona l'itinerario di Punta Falconiera, realizzato con un finanziamento comunitario di 13milioni e mezzo: «l'area si trova a 30 metri di profondità e presenta 3 ancore d'origine romana e una bizantina» spiega Stefano Zangara, coordinatore dei lavori subacquei per la Soprintendenza. Un intervento costato poco meno di 9mila euro. A Pantelleria vi sono in tutto 6 aree archeologiche subacquee. Le più rilevanti sono quelle di Cala Gadir e Cala Tramontana. Nella prima zona è in attesa di ripristino con un finanziamento Pit di 23mila euro, l'itinerario archeologico istituito nel 2003. In questi fondali, dove fino a 30 metri sono disseminate anfore e cocci di epoca punica, funziona intanto, dall'inizio del 2008 lo Stars (sistema integrato per la tutela dell'archeologi subacquea), un sofisticato dispositivo di telecontrollo sottomarino realizzato con fondi Por (un milione), con cui è possibile osservare i reperti in diretta via web anche nelle ore notturne (www.regione.sicilia.itbeniculturalisopmare). Un impianto simile, costato 800mila euro, è presente nei fondali delle Egadi, a Levanzo. Antonio Schembri Valeria Russo INTERVISTA Filippo Stinellis Amministratore delegato Metro C Il 2015 resta la nostra data obiettivo «Contiamo di terminare a ottobre il progetto definitivo San Giovanni-Venezia» - «Siamo in grado di realizzare ogni mese opere del valore di 25 milioni di euro» «I ritardi sulla tabella di marcia non sono imputabili né a noi né al committente. E comunque, tenuto conto che i primi cantieri sono stati aperti a ottobre 2006, riuscire a mettere in pista il primo tratto di metropolitana nel 2011 è già un mezzo miracolo, considerati tutti i problemi ai quali abbiamo dovuto fare fronte». Filippo Stinellis, 45 anni, amministratore delegato della società Metro C scpa e Direttore centrale Astaldi spa, rivendica con orgoglio i risultati ottenuti. E aggiunge: «La progettazione avanza in parallelo con gli studi sulla natura del sottosuolo e sui possibili impatti delle gallerie sotterranee. Ma contemporaneamente devono essere costruite le stazioni periferiche, assemblate le talpe meccaniche per scavare i tunnel, fatti partire gli ordini per l'acquisto dei treni. Malgrado la complessità dell'appalto siamo in grado ogni mese di produrre opere del valore di circa 25 milioni». Ammetterà però che la consegna della stazione di San Giovanni, prevista nel 2013 anziché nel 2011, è un problema. Quello di San Giovanni è un caso eccezionale, perché i rilievi della Soprintendenza archeologica ci hanno indotto ad approntare un'importante variante al progetto definitivo, che comporta l'abbassamento del tracciato. Quella della tutela dei reperti archeologici è stata la spina nel fianco che ha pesato più di altri fattori sui ritardi? I responsabili dell'archeologia fanno il loro dovere, ma i tempi dell'apparato ministeriale sono lunghi, anche per le competenze ripartite tra una pluralità di interlocutori, dalle varie Soprintendenze alla direzione generale del ministero dei Beni culturali. Inoltre, abbiamo scontato una serie di ritardi nella pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle delibere Cipe di approvazione dei progetti per le tratte periferiche, con slittamento a cascata dell'inizio dei lavori. Cosa si aspetta dalla recente nomina, da parte del governo, del commissario straordinario per le metropolitane di Roma e Napoli? Un'accelerazione della tempistica e un centro decisionale unico al quale fare riferimento. A Roma non ci sono solo criticità archeologiche. A che punto sono i lavori del comitato tecnico scientifico creato per minimizzare l'impatto delle gallerie sugli edifici e i monumenti storici? Si avviano alla conclusione tra San Giovanni-piazza Venezia, ossia nella tratta T3. Ed è chiaro che le risultanze, insieme a quelle delle indagini archeologiche, sono tenute nel dovuto conto in sede di progettazione definitiva. Per gli edifici storici è stato previsto un check-up straordinario, con l'intervento di professionisti di rilievo internazionale. Ma il monitoraggio è fatto comunque su tutti gli edifici interessati dallo scavo delle gallerie. Che tempi ci sono per il progetto definitivo nelle tratta T3? Contiamo di terminare a ottobre. A seguire ci saranno la Conferenza dei servizi indetta dal committente, il passaggio al Cipe con relativo stanziamento dei fondi, la progettazione esecutiva e l'apertura dei cantieri. Ma la data del 2015 per la consegna di tutta l'opera chiavi in mano è in discussione o no? Quella resta la nostra data obiettivo, che cercheremo di rispettare. Qual è il modello di metropolitana a cui vi siete ispirati? La tecnologia è quella utilizzata dalla Ansaldo Trasporti Sistemi Ferroviari per costruire metropolitane all'avanguardia come quelle di Copenaghen, di Brescia e la nuova Linea 5 di Milano. Perché la realizzazione della metro è stata suddivisa in tratte, con diversi tempi di entrata in funzione? I lavori sono iniziati nelle aree periferiche, dove le difficoltà di progettazione definitiva sono risultate minori per realizzare le stazioni e scavare le gallerie. Da Giardinetti a Pantano la linea correrà in superficie. Una facilitazione per voi? Beh, sì. In quel tratto, oltre a rifare le stazioni, basterà ristrutturare l'attuale tracciato della linea ferroviaria Roma-Pantano. An. Ga.
il Sole 24 Ore
6 Agosto 2008
Itinerari archeologici In Sicilia la Regione crea la rete dei tesori del mare
AN
Antonio Schembri
il Sole 24 Ore
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Bene culturale
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