Istituzioni poliglotte dialogano con le altre culture In mostra ma non in vendita Mentre generalmente si ritiene che le gallerie italiane si impegnino abbastanza per la diffusione dell'arte nazionale all'estero, grazie a una presenza costante alle fiere internazionali, l'azione delle istituzioni italiane non pare sufficiente per l'affermazione dell'arte giovane. Tra i centri maggiormente attivi nella comunicazione con l'estero citati dal panel troviamo Torino, che vanta una fiera di ampie vedute quale Artissima, il famoso Castello di Rivoli, tempio dell'Arte Povera, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, caratterizzata da una particolare apertura alle collaborazioni con i curatori internazionali e infine la Gam. Milano segue Torino, in particolare grazie all'attività della Fondazione Prada, della Naba (Nuova Accademia di Belle Arti), di Viafarini e di alcuni archivi tra cui quello di Lucio Fontana e di Piero Manzoni. Anche Roma conta una discreta internazionalità grazie alla presenza di istituzioni museali quali il Macro e il Maxxi. Tuttavia questi sforzi non sembrano essere sufficienti. Nelle collezioni internazionali gli artisti italiani sono in generale scarsamente rappresentati. Di questa opinione è più della metà dei curatori e dei galleristi intervistati da «ArtEconomy 24», solo una minima percentuale ritiene che l'arte italiana sia affermata a questo livello. La collezione internazionale in cui l'arte italiana è maggiormente presente è, secondo il parere degli intervistati, quella di Dakis Joannou, miliardario cipriota, punto di riferimento per la scena artistica contemporanea ad Atene. All'interno della sua collezione, fondata nel 1985, sono raccolte opere di Maurizio Cattelan, Vanessa Beecroft, Roberto Cuoghi e Alessandro Pessoli. Anche la Rubell Family Collection, fondata nel 1964 a Miami, è annoverata tra le collezioni straniere che danno spazio più agli italiani. Tra questi ancora Maurizio Cattelan insieme a Francesco Clemente. Cattelan è anche presente nella collezione di François Pinault, accanto ai grandi rappresentanti dell'Arte Povera. Questi sono presenti anche nella Bsi Art Collection in Svizzera, che contiene anche lavori della giovane Deborah Ligorio. E poi la Collección Cisneros di Caracas , con Enrica Bernadelli e Enzo Cucchi, Monica Bonvicini nella Sammlung Hoffmann di Berlino, Francesco Clemente, Luisa Lambri, Diego Perrone, Maurizio Cattelan e Francesco Vezzoli nella Guggenheim Collection e il Fonds National d'Art Contemporain (Fnac), con Elisabetta Benassi, Patrizia Di Fiore, Paola Pivi, Paola Salerno e Tatiana Trouvé. Un risultato ragguinto soprattutto da chi è uscito dai confini nazionali.