La Sicilia riscopre l'industria di cui è in possesso da secoli. È il turismo culturale: non inquina, non deturpa il paesaggio, produce ricchezza e occupazione valorizzando l'esistente, attraverso una nuova organizzazione dei servizi. Domenica, a Noto, sarà apposta la firma sul protocollo d'intesa e sarà presentata la bozza dello statuto del «Distretto del Sud-Est», primo consorzio del genere in Italia. Nelle prossime settimane, i consigli comunali delle otto città del Val di Noto inserite le stesse che nel giugno 2002, a Budapest, hanno ricevuto il riconoscimento dell'Unesco quale patrimonio dell'umanità saranno chiamati ad approvare lo strumento che fissa gli ideali d'intenti: il logo, già accettato, che farà da traino al merchandising, l'informazione univoca attraverso edicole, la concertazione per la de-stagionalizzazione degli eventi culturali, tale da coprire l'intero arco dell'anno. La struttura del neo Consorzio sarà di tipo leggero: «meno burocratizzata possibile», commenta l'assessore regionale ai Beni culturali, Fabio Granata. La Regione interverrà con 5OOmila euro, mentre i Comuni prevederanno altre somme nei rispettivi bilanci. Serviranno a realizzare gli sportelli informativi e all'attività promozionale. Nient'altro. Il «Distretto del Sud-Est» tende ad annullare le municipalità per quanto attiene il turismo culturale: un accordo che mette gli enti, amministrati da colori politici diversi, sotto lo stesso piano, uniti dalla loro storia, dalle bellezze architettoniche, dai sapori eno-gastronomici e da tutto ciò che fa parte dell'identità di Ragusa, Modica, Scicli, Noto, Palazzolo Acreide, Caltagirone, Catania e Militello Val di Catania, otto città di tre province: Ragusa, Siracusa e Catania. Ovvero, il tardo barocco siciliano costruito sulle rovine di chiese e palazzi andati di strutti dal grande terremoto del 1693. Il Consorzio si aprirà anche ai privati. In prima fila per la partecipazione c'è l'associazione degli Industriali di Siracusa. «Partendo da posizioni diverse spiega il presidente Ivanhoe Lo Bello i nostri progetti si sono incontrati con quelli dell'assessorato ai Beni culturali. L'Assindustria farà parte del consorzio perché crediamo nel turismo di qualità, al rilancio degli investimenti, nella maggiore integrazione e sinergia fra le tre province. Ecco perché abbiamo contribuito a finanziare il piano di gestione realizzato da Civita in occasione della fase preliminare per far entrare il Val di Noto nella lista Unesco. Adesso auspichiamo che imprese e associazioni culturali entrino a far parte di un Consorzio che si rivelerà fondamentale per la crescita del turismo in questa parte dell'isola». L'idea alla base del nuovo processo da attuare con il «Distretto Culturale del Sud-Est» è istituire all'interno del territorio individuato dall'Unesco un nuovo sistema di relazioni che valorizzi le dotazioni culturali con le infrastnitture e gli altri settori produttivi ad esso connesse. Nel caso del Val di Noto il sistema è organizzato soprattutto attorno alle risorse della ricostruzione tardo-barocca, che ha ridisegnato nel corso del Settecento non solo il panorama fisico di questo territorio ma anche la sua identità, valorizzando nello stesso tempo le altre testimonianze presenti nell'area, frutto di vicende storiche millenarie. Basti pensare alle straordinarie aree archeologiche di Siracusa. Ragusa e Catania, agli importanti musei, ai teatri antichi (il teatro greco e l'anfiteatro romano a Siracusa, il teatro romano a Catania, il teatro greco di Palazzolo) e «moderni» (come il Bellini di Catania), dalle riserve naturali ai castelli (Maniace a Siracusa, Ursino a Catania, Donnafugata a Ragusa). A tutto ciò si aggiungono la raffinata e antichissima tradizione enogastronomica e gli eventi teatrali e culturali (drammaturgia dell'Inda, Ortigiafestival, le Opere del Bellini). Un assemblaggio che rende il Sud-Est capace di attirare un elevato target di turismo culturale per tutto l'anno.