«Parere negativo». Bocciati i faretti infilati negli archi, messi ai piedi della facciata, sulle cornici e sui rivestimenti della basilica di Santa Maria delle Grazie. La Soprintendenza ai Beni culturali ha respinto il piano d' illuminazione scenografica presentato dal Comune. «Troppo invasivo, altera la visione delle linee architettoniche, è da rifare», riassume il soprintendente Alberto Artioli. Tradotto: troppo kitsch per un patrimonio Unesco che è «straordinario di suo e non ha bisogno di giochi di luce e ombre, cinema luminosi, proiezioni in stile Halloween sulla chiesa». Maurizio Cadeo, assessore al Decoro urbano, legge il documento e sbotta: «Ora basta, succede solo a Milano. La Soprintendenza deve venirci incontro». Per ora è solo scontro. Col ministero che bacchetta il Comune. «Abbiamo consigliato una soluzione classica, fonti luminose distanti dalla basilica, che riproducano la luce solare», dice Artioli. La semplicità del bello, o no? «Non saranno mica belli i lampioni!», ribatte Cadeo. E comunque: il parere è stato accolto e il progetto (per altro in fase esecutiva) sarà modificato, semplificato. Meno scenografico, ecco. «E però chiariamoci: mi meraviglia questa visione conservatrice e come me - attacca l' assessore - meraviglia anche gli esperti d' arte». Palazzo Marino sta definendo i quattro piani d' illuminazione scenografica in alcuni siti di pregio storico-monumentale: Scala, Sant' Eustorgio, loggia dei Mercanti e Grazie. «Che fatica lavorare con la Soprintendenza...», chiosa l' assessore Cadeo. Poi lascia un ps: «I progetti sono affidati allo stesso architetto che ha "animato" i templi di Siracusa, siti Unesco». Grecia classica, Milano kitsch. Pagina 1