Il Comune: luci più potenti e due nuovi punti di videosorveglianza L' illuminazione della zona attorno alla basilica di San Lorenzo sarà garantita da un' azienda sponsorizzatrice Al buio la basilica. È un' ombra la statua di Costantino. Nero il piazzale e le Colonne. «È una fatica persino giocare a dama...», spiega don Augusto Casolo, parroco di San Lorenzo Maggiore. Motivo: sono stati eliminati poster pubblicitari e fari sulle canoniche e ora il centro della movida è fioco, quasi spento. Nemmeno le telecamere orbitali della polizia locale riescono a registrare immagini nitide. Sono sfuocate, inutili. «A giorni potenziamo i sistemi d' illuminazione», assicurano in Comune. Scatta così l' operazione sicurezza in San Lorenzo: nuovi fari puntati sulla piazza dei giovani e due telecamere digitali rivolte verso i portali della Basilica. «Sono strumenti in grado di registrare qualsiasi movimento anomalo - qualcuno che scrive o danneggia la chiesa - e faranno scattare immediatamente l' allarme al settore Sicurezza», annuncia il vicesindaco Riccardo De Corato. Non solo scacchi, cinema e teatro. Alle Colonne si torna a investire in controlli e vigilanza. Alcune telecamere ci sono, modelli «urla e spara», catturano i rumori e fissano la scena. Problema: le luci sono insufficienti, lo dicono i ghisa e allora Palazzo Marino e Aem corrono ai ripari. Più lux, e sia. È la prima fase del nuovo piano d' illuminazione per San Lorenzo allo studio dall' assessore all' Arredo urbano, Maurizio Cadeo. Un progetto nato su proposta del comitato «La Cittadella». Operazione a costo (quasi) zero. Un' azienda (già individuata e consultata) sponsorizza gli impianti e in cambio si fa pubblicità alle Colonne. Per i residenti «è un punto fondamentale nel programma di riqualificazione della zona». Luce per la sicurezza, dunque. Ma anche per «migliorare la scenografia» di questo scorcio d' arte e storia romana nel cuore della città: «Sono allo studio impianti che illuminino le Colonne dal basso, da un fossato d' acqua attorno al monumento», annuncia Cadeo. Ma il soprintendente ai Beni culturali, Alberto Artioli, mette i primi paletti: «Nessuno stravolgimento del contesto». Pagina 2