IL PUNTO. LA CULTURA TRA «TAGLI», RETORICA E OPPORTUNITÀ. Possiamo dire che Galli della Loggia, ancora una volta, ha fatto centro. Sul Corriere della Sera del 22 luglio si è chiesto, ed ha chiesto ai partiti di governo, cosa pensano di fare di due ministeri, quello all'Istruzione e quello alla Cultura. La domanda può sembrare retorica ma a Galli serve per introdurre una riflessione di carattere più generale: ad un paese che sembra aver smarrito il senso di marcia, che si va sfilacciando, il Sapere, il Passato, la Bellezza possono essere le tre grandi prospettive in cui collocare una moderna politica del centro destra al governo? Nell'articolo, scritto con la consueta eleganza, si affacciano considerazioni pessimistiche sulle nostre vicende nazionali e si esprimono preoccupazioni per una visione di governo troppo "economicistica". Galli della Loggia non considera la partita persa. E' come se sospendesse il giudizio e perciò avverte che, se non si cambia, si perde una grande occasione. Sullo stesso giornale, il 23 luglio, hanno risposto il Ministro per i beni culturali Sandro Bondi e Vincenzo Cerami, Ministro del governo ombra. Il primo difende l'operato di queste prime settimane di governo e ricorda alcuni provvedimenti adottati o annunciati che vanno, a suo giudizio, nella direzione auspicata da Galli. Il secondo, dall'opposizione, segnala soprattutto i tagli alla cultura e denuncia l'impossibilità per il centro destra di fare una politica sul filo delle proposte di Galli della Loggia perchè proprio non è capace, non è nelle corde della politica adottata in queste settimane. Insomma uno si difende e l'altro attacca. Nessuno dei due si è allontanato dalla verità ma, pur attraverso due diversi ragionamenti, finiscono per eludere il tema posto dall'editorialista del Corriere. Il Ministro Bondi fa bene a difendere i primi provvedimenti adottati, ad esempio, per la promozione dell'architettura di qualità o per sostenere la creatività contemporanea. Ma Galli non interroga i ministri Bondi e Gelmini, chiama in causa l'intero governo, le forze politiche che lo sostengono e si chiede se Sapere, Passato, Bellezza, fuor di ogni retorica, saranno o meno il perno intorno al quale si costruirà una politica moderna che sappia indicare un futuro possibile al Paese, suscitare nuove energie e risorse, ridare un senso alla identità della nazione. E Cerami fa presto a "chiamarsi fuori", ma durante il governo del centro sinistra non abbiamo assistito a politiche che avessero, non dico il segno indicato da Galli della Loggia, ma neppure quello che egli stesso tratteggia. E allora la conclusione può essere questa: la classe politica e dirigente, non il ministro alla Cultura e all'Istruzione di turno, è ben lontana dall'avere una qualche consapevolezza che riconosca alla Cultura il carattere di principale risorsa di cui dispongono, qui ed ora, per cambiare il paese. Nessuno ritiene che sia possibile ignorare il quadro economico e le difficoltà della congiuntura internazionale. Ma come se ne esce, come si aiuta il paese a rialzarsi, da dove si comincia, oltre che dai numeri, dalle tabelle e dai tagli? Per questo, durante la campagna elettorale Alain Elkann, l'Associazione Mecenate 90 e la Fondazione Rosselli hanno promosso il Manifesto "Italia, Paese della Cultura e della Bellezza". Per suscitare una discussione, per alimentare una nuova politica, per offrire un giardino a chi aveva ancora voglia di piantare un fiore. Per questo ha avuto successo soprattutto nella società civile. E anche la firma di Ernesto Galli della Loggia. A questo forse ha pensato quando nel suo articolo, rivolgendosi agli uomini di governo, scrive: "Forse essi non sospettano neppure l'ascolto che potrebbero ottenere (mettendo il Sapere, il Passato e la Bellezza al centro di una alto discorso politico rivolto al futuro della collettività nazionale. Forse la politica..(omissis) neppure immagina le energie che essa potrebbe suscitare solo se sapesse trovare le parole, le immagini, le idee giuste!" Per cambiare questo quadro bisogna lavorare, con pazienza, determinazione, coraggio e passione. Da parte di tutti. Nessuno escluso. La posta in gioco è il futuro dell'Italia.
Il valore aggiunto del nostro Paese è questo: sapere e bellezza sono vere risorse
Galli della Loggia ha scritto un articolo sul Corriere della Sera in cui chiede ai partiti di governo cosa pensano di fare di due ministeri, quello all'Istruzione e quello alla Cultura. L'editorialista sostiene che il Sapere, il Passato e la Bellezza devono essere al centro di una politica moderna che possa indicare un futuro possibile al Paese. Il Ministro per i beni culturali Sandro Bondi difende l'operato del governo, mentre il Ministro del governo ombra Vincenzo Cerami attacca i tagli alla cultura e denuncia l'impossibilità del centro destra di fare una politica sulla cultura. Nessuno dei due si è allontanato dalla verità, ma finiscono per eludere il tema posto da Galli.
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