Scalpitar di cavalli e poi fine della corsa. Le carrozze che occupano il prato dell'ippodromo come fossero tribune ambulanti, fanno ritorno a casa. Passano da Parco Sempione (allora Nuovo Parco) e commentano i risultati delle corse di uno degli sport che da sempre scalda gli animi dei milanesi. Questa era la Milano di fine Ottocento. Anni dopo le carrozze spariscono e arrivano le macchine, ma le corse piacciono ancora, come narra un entusiasta Ernst Hemingway in Addio alle Armi. E oggi, a oltre cent'anni di distanza, l'ippodromo di San Siro si può fregiare del titolo di monumento nazionale. Ad esortare la Sovrintendenza ad apporre i suoi vincoli è stato un nutrito gruppo di cittadini del quartiere (l'Associazione «Gruppo Verde San Siro», che ha raccolto 11mila firme) supportati dal Wwf, dagli «Amici della Terra», da!l'«Associazione Parco Sud», dal «Comitato per la difesa di San Siro» e soprattutto da «Italia Nostra» che ha preso particolarmente a cuore il problema: il procedimento per tutelare l'area dell'ippodromo, comprendente la pista del galoppo, le scuderie e la pista di Trenno, è già stato avviato e sarà ufficializzato tra 60 giorni. L'ippodromo di San Siro, nato nel 1888 in quella che allora era aperta campagna poi configuratosi - con la nuova, armonica struttura del Vietti-Violi - come uno tra i più grandi d'Europa, costituisce un delicato equilibrio tra il manto erboso delle piste, le piante secolari e l'originale architettura dei numerosi edifici (tribune, scuderie, il trottatoio coperto) inseriti nel complesso. Non nasconde la sua soddisfazione Marco Parini, presidente della sezione milanese di Italia Nostra e vicepresidente dell'associazione, nell'annuncio della notizia: «Si tratta di uno dei rari casi in cui un'area così vasta e di proprietà di privati sia posta sotto vincolo ambientale. San Siro del resto è un unicum e deve mantenere la sua vocazione di polo sportivo di Milano». Del resto l'ippodromo sorge in una zona dall'antica vocazione sportiva: nel 1926 si erge imponente lo stadio e dieci anni dopo nasce il Velodromo Vigorelli cui seguirà il Lido con le sue piscine. Il vincolo è un duro colpo per la Snai (la società, ex Sire, che dal 2000 è proprietaria di gran parte dell'area e che gestisce le scommesse e le corse) che aveva avanzato l'ipotesi della creazione di un nuovo centro ricreativo. «Nessuna colata di cemento su San Siro - ha commentato Silvana Gabusi, del Gruppo Verde San Siro - anzi, vorremmo che anche l'ippodromo del Trotto e la pista Maura ottengano il vincolo». Infatti, dei 160 ettari che Italia Nostra ha posto sotto osservazione della Soprintendenza per la richiesta del vincolo monumentale, solo 120 sono stati accettati. Esclusi, appunto, il Trotto e la pista Maura perché edificati troppo di recente. «Nei prossimi giorni - ha ribadito Parini -chiederemo per quell'area il vincolo di rispetto». Ossia una normativa che regola gli interventi sugli edifici che circondano un bene tutelato (nello specifico, l'ippodromo). Italia Nostra infatti intende riqualificare l'intero «quartiere ippico di San Siro» ed è per questo che vorrebbe creare, nei pressi delle piste di allenamento, delle aree di accesso al pubblico. Un modo per riscoprire ampi spazi verdi ed edifìci storici (alcuni dei quali, come la scuderia De Montel, purtroppo versano nel totale degrado) che costituiscono un complesso sportivo targato inizio Novecento ma ancora funzionale. LA STORIA È il 1888 quando la «Società Lombarda per le corse ai cavalli» decide di costruire un ippodromo più vicino a Milano, a San Siro, fuori Porta Magenta. Le prime scuderie, Trenno, Tesio-lncisa, De Montel e altre, arrivano nel 1900, e la maggior parte di queste è ancora esistente. Nel 1909 la «Società» costruisce quella che sarà la pista di Trenno