MONZA - È arrivato perfino sua altezza Emanuele Filiberto di Savoia, figlio di Vittorio Emanuele, nipote di Umberto II, bisnipote di Vittorio Emanuele e trisnipote dello sventurato Umberto I, nella Villa Reale di Monza, scalcinata, ma sempre imponente, per ricordare il regicidio brianzolo. Era il 29 luglio e si celebrava lanniversario numero 107 dallattentato di Monza nella monumentale cappella dellEspiazione. Dicono che il giovane Savoia, ex play boy, oggi nei panni di erede perfino presentabile agli italiani dellantipolitica partitica, si sia commosso a contemplare il luogo del truce attentato e gli appartamenti dei suoi avi, che diventeranno, nel capolavoro del Piermarini, con lExpo milanese del 2015 e un fresco accordo firmato a Roma dalla Lombardia e dal ministro dei Beni Culturali Bondi, il centro di una grande operazione di rilancio storico-turistico. Non sapeva, il rampollo rimpatriato di casa reale, se le istituzioni repubblicane di Monza e dintorni, presenti allaugusta visita di commemorazione, temessero la coincidenza tra lanniversario del regicidio e un ben più attuale delitto politico: laffondamento del progetto per la nuova provincia di Monza e Brianza, tra un anno pronta a tutti gli effetti per essere varata con le elezioni 2009. Il percorso della legge voluta da Bossi nel 2004 è arrivato in fondo, sotto la vigilanza del prefetto-commissario ad hoc Luigi Piscopo, sotto la guida dellassessore provinciale di Milano Gigi Ponti, delegato allAttuazione della Provincia di Monza e Brianza, sotto la spinta di una potente assemblea dei sindaci dei Comuni interessati alla grande operazione, sotto limpulso di 70mila aziende brianzole, il più potente concentramento imprenditoriale dEuropa, e forse del mondo, dopo il Bad Gutenberg tedesco, la Catalogna spagnola e Rhnes Alpes francese. Manca solo il voto finale dei cittadini nella prossima primavera estate 2009. Ma allora dovè e comè possibile la congiura? Chi vuole pugnalare la nuova Provincia, che ha già territorio, confini, sede in costruzione (in una ex caserma dei Vigili del Fuoco) a Monza, con i suoi quasi 130mila abitanti terza città di Lombardia e financo la targa automobilistica pronta, MB. Chi vuole uccidere MB, ripetere 107 anni dopo il crimine dellanarchico Bresci, che sparò a Umberto I? La congiura viene da lontano: parte da chi vuole spazzare via tutte le Province italiane con le sedie, le poltrone, il personale, le prebende, i poteri del cosiddetto ente intermedio e, forse, inutile, le sue caste e le sottocaste. Vogliamo o no semplificare le politica - dicono i congiurati - e allora perché una nuova Provincia quando bisogna cancellare le altre? Luomo che deve schiacciare il bottone per far compiere alla Brianza lultimo passo e scongiurare il complotto è, appunto, Gigi Ponti, assessore Pd della Provincia milanese. «Ci può fermare solo una legge che abroghi quella del 2004, con la quale la nuova Provincia è stata creata» ti dice pacato e tranquillo nella canicola del suo ufficio nuovo di zecca tra lArengario, il Duomo, le strade dello "struscio" monzese. Ponti ricorda il semaforo verde alla targa Mb acceso tre settimane fa dal ministro leghista degli Interni Maroni, autonomista convinto: «Nessuno ci ferma più, noi lavoriamo già per la nuova Provincia da anni. La Brianza si connette alle altre 12 province lombarde con il suo asse inedito est-ovest e coniugherà in modo moderno la sua autonomia e le sue potenzialità». Ma come è possibile che un progetto simile, così ben livellato tra la grande cintura industriale del bordo milanese, oltre Cinisello e Sesto San Giovanni, oltre le praterie imprenditoriali-terziarie di Lissone, Vimercate e oltre la terza fascia agricolo-ambientale di laghi, fiumi, foreste, ville, biblioteche e piccoli musei, dolcezze verdi, fino a lambire Lecco, Como e Bergamo, non abbia proprio nemici oltre i congiurati anti-Province? «I nemici ci sono eccome - ribatte Ponti, candidato in pectore alla nuova presidenza per il Pd - e sono quelli che vedono nella nuova provincia la possibilità di isolarsi e di svilupparsi da soli, di non omologare sviluppo e autonomia, gli scettici che vogliono costruirsi unarea esclusiva di potere». Se bussi dallaltra parte dello schieramento politico, anche in cima alle istituzioni locali, come nellombelicale Municipio di Monza, quel nemico non lo identifichi facilmente. Il vicesindaco di oggi, Dario Allevi, quarantenne di An, pimpante, abbronzato, è come un fiume in piena di ottimismo: «Abbiamo unoccasione strepitosa, guai a buttarla via. Le Province inutili? E dove si trova unarea più produttiva di questa brianzola, un popolo più efficiente? Non possiamo mica assimilarci, con tutto il rispetto, allOgliastra. Non assumeremo un dipendente, non spenderemo se non i soldi già finanziati per la nuova sede. Scorporeremo dipendenti e bilanci con un indice del 19,5 dalla Provincia di Milano. Insieme al Governo e alla Regione rilanceremo e recupereremo la Villa Reale con i suoi straordinari spazi: diventerà una grande attrazione mondiale e con il marchio dellAutodromo e del Gran Premio automobilistico chi ci ferma più?» E allora dovè lisolamento temuto della gestione in proprio? Dove sono le emergenze? Il vicesindaco Allevi corruga un po la sua abbronzatura: «Anche qua cè prima di tutto un problema di sicurezza, una Prefettura, una Questura, forze di polizia dedicate a questo territorio, ci aiuteranno sul tema che i cittadini invocano di più. E poi laltra grande emergenza sono le infrastrutture. Siamo scollegati. Insomma per andare a Malpensa e a Orio al Serio da qui ci mettiamo due ore. Il Malpensa Express qui non ferma. È possibile?». Non è neppure possibile che per arrivare a Monza dal cuore di Milano, il viaggiatore di inizio agosto affronti una gincana di 350 semafori, conteggiati uno a uno, lavori in corso, deviazioni, stop and go tra cantieri, tangenziali, superstrade, sottopassi, sovrappassi... Avranno ragione quei milanesi "profondi" che commentando distanze e differenze con i vicini, dicono che "oltre a Corvetto è solo Messico"? E poi da Lecco a Cinisello Balsamo non si batte quotidianamente il record della lentezza stradale con una media di tre chilometri allora? Enrico Brambilla, testa pensante del Pd, coordinatore della zona brianzola per il nuovo partito, respinge anche lui lipotesi del regicidio provinciale e prende le misure alla nuova Brianza: in gioco ci può essere ben altro che sciogliere il nodo infrastrutturale e spingere gli imprenditori pimpanti. «Per noi è una vera scommessa di come costruire una nuova istituzione sul territorio, legandola alla città metropolitana e disegnando in un altro modo la geografia lombarda. È lora di studiare il nuovo assetto di una Lombardia con quattro sub regioni, alpina, subalpina, padana e urbana». La scommessa è anche di collegarsi con un territorio dal quale è scomparsa la classe operaia, non perché non ci sono più i lavoratori, «ma perché le istituzioni parlano con i padroni e non più con i dipendenti» dice Brambilla. Ecco perché lasticella della scommessa è piazzata in alto e la campagna elettorale per la Brianza avrà un sapore diverso. Se il nuovo regicidio non si compie. (1 - continua) ha collaborato Gabriele Cereda