Lobiettivo è tornare al Cipem con lei commissario a dirigere. Tremonti rimane contrario. Oggi altre riunioni Ma Penati attacca: Letizia basta, adesso decida il governo Un altro giorno di mediazione potrebbe non bastare per risolvere il rebus sulla governance di Expo. Ieri il presidente della Regione Roberto Formigoni ha telefonato a Palazzo Chigi per comunicare un consenso di massima sulla bozza del decreto: «Continuo a lavorare per conciliare le diverse visioni». Ma il Comune frena: Letizia Moratti spinge per ripristinare il vecchio Comitato di indirizzo, il Cipem e vorrebbe un consiglio di amministrazione ridotto in cui il suo fedelissimo Paolo Glisenti potrebbe contare di più. Adesso è il governo che dovrà decidere, ma il ministro dellEconomia Giulio Tremonti sembra voler prendersi tempo. Con il rischio che tutto slitti a settembre. La Moratti punta sul Cipem per avere il controllo delle nomine Tremonti prende tempo sul decreto Il sindaco: "Ci sono contatti in corso con tutti" Un altro giorno di lavoro per le diplomazie. Un altro giorno a cercare una mediazione per Expo. Con il presidente Roberto Formigoni che nel pomeriggio ha telefonato a Palazzo Chigi per comunicare un «consenso di massima» sulla bozza di governance arrivata da Roma. E che, dopo trattative e lennesimo giro di consultazioni, dice: «Continuo a lavorare per conciliare le diverse visioni fra gli enti territoriali e il governo. Mi sembra però che le posizioni si stiano avvicinando». Vicine, ma non abbastanza per trovare una soluzione immediata al rebus di chi avrà il potere sullEsposizione del 2015. A frenare, ancora una volta, è Letizia Moratti. Che si limita a dichiarare: «Si sta lavorando. Ci sono contatti con tutti, Palazzo Chigi, il ministero dellEconomia, la Regione». È lei, il sindaco commissario, che sta cercando più di tutti di arginare le perdite nella partita con il governo. Adesso dovrà essere Roma a decidere. Ma la sensazione è che il ministro dellEconomia, Giulio Tremonti, voglia prendersi tempo e che non ci siano i tempi tecnici perché la firma del decreto da parte del presidente Silvio Berlusconi arrivi oggi. Con il rischio di un rinvio a settembre. Questa volta dal Pirellone non è stato spedito alcun documento come era accaduto lo scorso martedì, alla vigilia dellincontro poi saltato a Roma. Per la versione ufficiale è stato un modo per non fare pressione e per riconoscere che sarà il governo a dover decidere, ma è probabile che si volesse evitare una seconda bocciatura. Perché i punti di distanza rimangono. Palazzo Marino avrebbe accettato una società di gestione con un cda (i soci: Tesoro, Comune, Provincia, Regione, Camera di commercio) imposto dal ministro Tremonti e di perdere lamministratore unico. Ma, contrariamente a Provincia, Regione e Camera di Commercio, che sarebbero stati daccordo su un allargamento a cinque per coinvolgere tutti i soci, lo vorrebbe ridottissimo in modo che il suo uomo di fiducia conti di più anche nelle vesti di amministratore delegato. Un nome, quello di Paolo Glisenti, su cui Palazzo Chigi ha già mostrato riserve. Anche se per il sindaco continua a essere indispensabile a guidare la macchina dellExpo. Per lei, il cda dovrebbe essere composto da tre componenti - così come indicato nella versione del decreto spedita da Roma - ma a nominare i componenti che sarebbe lei a proporre non dovrebbe essere il Cipe, ma lassemblea dei soci. Non solo. Nella versione di Tremonti, il ruolo di Comitato di indirizzo e programmazione verrebbe svolto dal Cipe, un organismo che già esiste e che ruota attorno al Tesoro e ai ministeri economici e che, per decidere di Expo, verrebbe allargato a istituzioni locali e altri ministeri. Palazzo Marino vorrebbe tornare al vecchio Cipem, un ente in cui il commissario, però, potrebbe presiedere il tavolo se delegata dalla presidenza del consiglio. Sottigliezze, certo. Ma in questa partita sempre più complicata tra Milano e Roma, diventano fondamentali. Comune, Provincia e Regione, invece, si sono trovati daccordo nel chiedere un coinvolgimento di Palazzo Isimbardi e della Camera di commercio nel tavolo istituzionale, quello presieduto da Roberto Formigoni, che dovrà trattare di infrastrutture e a cui è già previsto che siedano Palazzo Marino, il ministero dellEconomia, il commissario straordinario e i comuni di Rho e Pero. La palla è tornata al governo. "Lei vuole ritagliarsi un ruolo non subordinato alla verifica elettorale e sbaglia" Penati: "Cara Letizia, basta deve decidere lo Stato" Puntiamo sulle infrastrutture, cose utili che resteranno anche dopo la conclusione della esposizione Glisenti? Se contano solo le relazioni internazionali, allora do un consiglio: scegliamo Kissinger ANDREA MONTANARI «Basta perdere tempo. Bisogna decidere entro 24 o 48 ore al massimo e ci sono le condizioni per farlo» Il presidente della Provincia Filippo Penati, rilancia lappello del presidente di Fiera spa Michele Perini sulla governance dellExpo. «Ritroviamo lo spirito di squadra. Il sindaco Letizia Moratti non blocchi la soluzione del governo. La Provincia era già daccordo sulla prima proposta del ministro Giulio Tremonti». Presidente Penati, ci sta dicendo che qualcuno sta tirando troppo la corda? «Cè qualcuno che a parole dice che bisogna correre, ma nei fatti tira sempre il freno con il rischio di rallentare sempre tutto. Dopo la nuova proposta di Berlusconi e Tremonti, a mio parere ci sono le condizioni per chiudere entro la settimana. Limpianto voluto dal Comune era un mostro giuridico». Il consiglio di amministrazione sarà composto da cinque persone o da tre come chiede il sindaco Moratti? «Mi sembra giusto che lo Stato, visto che ci mette i soldi, abbia il ruolo e il peso che merita attraverso il Tesoro. Decida il ministro Tremonti, ma mi sembra che per gestire un evento così importante un cda composto da cinque persone dia maggiori garanzie. Non credo di essere lontano dal pensiero del ministro Tremonti». Il sindaco Moratti nelle sue ultime dichiarazioni sembra essersi dimenticato il ruolo della Provincia. «È un particolare che non mi è sfuggito. Se lei pensa di dare una bella immagine di sé avendo preteso di essere lunico ente locale che è indicato nel decreto non come pro tempore, ma con nome e cognome come commissario fino al 2016 sbaglia. Non tiene conto che nel 2011 potrebbe avere a che fare con un sindaco di diverso colore politico. Il sindaco Moratti avrebbe potuto evitare la caduta di stile di ritagliarsi un ruolo non subordinato alla verifica elettorale». Un errore che il governatore Roberto Formigoni non ha fatto. «Da parte di Formigoni ho visto un lavoro per cercare di trovare una sintesi tra tutti i livelli istituzionali locali. Come del resto da parte del governo, che ha mostrato sempre la massima disponibilità e collaborazione. Del resto bastava lettere il codice Civile». Anche lei come Berlusconi ha delle riserve sulla nomina di Paolo Glisenti? «La Provincia non ha mai posto problemi di nomi. Dico solo che bisogna scegliere le persone adatte a vincere questa sfida. Se Letizia Moratti pensa che il progetto dellExpo debba basarsi tutto sulle relazioni internazionali mi sembra che ci voglia Henry Kissinger più che Paolo Glisenti. Io penso, al contrario, che sarebbe meglio che quello di Milano diventasse anche lExpo dei territori e di tutta la Lombardia. Dentro i grandi temi mondiali, ma anche unoccasione di rilancio della nostra economia». Ad esempio? «Puntando sulle infrastrutture. La media di visitatori prevista è circa il doppio di quella del Salone del Mobile. Lultima volta si è visto come è andata. Occorre pensare a una soluzione per evitare la paralisi nel 2015 e lasciare delle infrastrutture utili al territorio anche dopo». Come? «Il dossier della candidatura ipotizzava la creazione di 70mila posti di lavoro. Ma se gli investimenti si concentreranno solo sulledilizia favoriranno solo i lavoratori stranieri e non i nostri ragazzi. Invece lExpo deve diventare unoccasione anche per la nostra gente, non un evento a se stante. Il nostro modello devono essere Lisbona e Barcellona e non Saragozza, che di fatti sta perdendo visitatori».