Studenti a lezione al cinema e dai frati. Il prossimo rettore rilancia la Fondazione e annuncia: "Non ci sono soldi per i lavori allAlbergo dei Poveri" Deferrari: "Sul mercato Hennebique, Saiwetta ed ex Magistero" Giacomo Deferrari, a tre mesi dal suo insediamento come nuovo Rettore dellUniversità di Genova, prepara una "rivoluzione": vendita delle sedi di proprietà dellAteneo che non rivestono più alcun interesse strategico e costituzione di una Fondazione indipendente, costituita da enti pubblici, fondazioni bancarie e aziende liguri. Anche perché la situazione è grave, a cominciare dallinagibilità dellAlbergo dei Poveri: «Difficilmente potrà essere ristrutturato entro gennaio - rivela - credo che si arriverà a fine anno accademico. Anche perché i soldi non ci sono. Si potrebbero trovare vendendo edifici non più utili come lHennebique, la "Saiwetta" e corso Montegrappa». Il futuro rettore sta già lavorando anche sul fronte delle banche: «Ho già raccolto la disponibilità di Mediobanca e a fine agosto incontrerò Banca Intesa. Poi sto lavorando per costruire una Fondazione». Deferrari: "Lezioni al cinema per un anno" "Dobbiamo mettere sul mercato Saiwetta Hennebique ed ex Magistero" "LAlbergo dei Poveri? Non ci sono i fondi per ultimare le ristrutturazioni" «Per affrontare i gravi problemi economici dellAteneo genovese, ci vuole una Fondazione, e sto lavorando per costruirla»: Giacomo Deferrari, a meno 86 giorni dal suo insediamento come nuovo Rettore dellUniversità di Genova, svela la sua rivoluzione copernicana per rimettere in moto la gigantesca macchina di cui sta per diventare responsabile. Cartolarizzazione delle sedi di proprietà dellAteneo che non rivestono più alcun interesse strategico e costituzione di una vera e propria Fondazione, parallela allUniversità, che sia indipendente, non abbia voce in materia di didattica e di ricerca, sia costituita da tutti gli enti pubblici territoriali e da fondazioni bancarie e da importanti aziende della Liguria. Con lo scopo di dare fiato allAteneo, «alla vigilia di importanti e cruciali sfide». Il caso dei settecento allievi (che a settembre cominceranno il primo anno) di Giurisprudenza e Scienze Politiche che dovranno seguire lezioni in aule "alternative" allinagibile Albergo dei Poveri è un dato pesante... «LAlbergo dei Poveri difficilmente potrà essere ristrutturato e reso agibile entro gennaio, credo che la situazione si protrarrà fino alla fine dellanno accademico». Deferrari, il Rettore in carica Gaetano Bignardi e il responsabile del settore edilizia dellUniversità, Massimo Di Spigno, ieri hanno dichiarato a Repubblica che in sei mesi, e con trentamila euro, lAlbergo dei Poveri tornerà agibile, esclusa laula magna. «I soldi per quelle ristrutturazioni, e vorrei tanto sbagliarmi, mi creda, non ci sono. Dobbiamo trovarli. E presto. Il disagio per gli studenti di Giurisprudenza e Scienze Politiche, temo, durerà per tutto lanno accademico, primo e secondo semestre. Ma voglio essere ottimista e può darsi che i tempi siano più brevi». Allora, i lavori allAlbergo non cominceranno a settembre. «Credo proprio di no». Deferrari, è possibile per un Ateneo, che è terzo in Italia nella classifica Censis-Repubblica, "presentarsi" a 700 nuovi iscritti dirottandoli a fare lezione in cinema, ex chiese, e anche in un teatro parrocchiale? «Si sarebbe dovuto evitare di arrivare a questo. Il problema però va affrontato alla sorgente. Dobbiamo trovare soluzioni velocemente, avere soldi in breve tempo e cominciare i lavori di ristrutturazione dellAlbergo, per renderlo agibile subito». Come pensa di trovare le risorse? «In parte vendendo edifici non più utili allUniversità» Quali? «LHennebique, per esempio. E poi la "Saiwetta". E corso Montegrappa. Tanto per cominciare, e sperando nel contributo di qualche fondazione bancaria». Ha già qualche contatto? «È ovvio che sto già lavorando su questo, anche se diventerò Rettore dal primo novembre. E credo che lUniversità di Genova debba confrontarsi con interlocutori importanti: ho già raccolto la disponibilità di Mediobanca. A fine agosto, incontrerò Banca Intesa. Finora, ovviamente, i contatti sono informali, ma concreti. Comunque ci sarà una gara, loperazione verrà condotta dallazienda migliore». E poi? «Poi sto lavorando per costruire una Fondazione. Attenzione: non si tratta di una privatizzazione dellUniversità. LAteneo rimane a sé stante, la Fondazione sarà un organismo a latere, e non potrà assolutamente intervenire sulle scelte didattiche, di ricerca, insomma non scalfirà lindipendenza dellUniversità, di cui mi farò garante. Però avrà un consiglio di amministrazione in cui sederanno tutte le istituzioni locali, dalla città alla Provincia alla Regione e poi fondazioni bancarie e grosse aziende del territorio. E porterà risorse alla nostra Università. Fondazioni analoghe sono già operative accanto a molti atenei italiani, come a Torino o a Milano». Crede, come Bignardi, che lAlbergo dei Poveri sia una "maledizione"? «Non è una maledizione, è solo unoperazione che va fatta per bene, fino in fondo. Finora è stata per lUniversità, questo sì, un fardello operosissimo. È assurdo che debbano essere rifatti i lavori nella parte già restaurata, per problemi di inagibilità e sicurezza. Non voglio però cadere in unabitudine perversa, quella che spinge chi sinsedia dopo a condannare ciò che è stato fatto da chi lha preceduto. Ripeto: il problema va affrontato alla sorgente, una volta per tutte». Cosa farà, per prima cosa, al ritorno dalle ferie? «Lavevo già deciso, andrò in sopralluogo allAlbergo dei Poveri: la sua completa riqualificazione va portata a termine, bene, e in tempi brevi».