Un tirocinio allestero, riservato ai migliori studenti dellUniversità di Bologna, finanziato dalla Comunità Europea, coordinato dallAteneo, si è tradotto per una neolaureata in lingue nel compito di vendere souvenir alluscita della Pedrera, la casa progettata da Gaudì sul Paseo de Gracia di Barcellona. Dopo aver mandato una lettera di proteste a Repubblica e aver contattato i responsabili dellUniversità, ieri Giò Naimoli, 24 anni, ha assistito allepilogo più amaro. «Quando sono arrivata al book shop dove mi avevano messo a lavorare ho ricevuto una e-mail in cui lazienda mi diceva che non volevano problemi - racconta la neo laureata - e che potevo ritenermi sciolta da ogni vincolo. Adesso mi rivolgerò al consolato e alla comunità europea nelle sedi di Barcellona». Giò, appena diventata la «dottoressa Naimoli», era partita da Bologna alla volta della Spagna pensando di vedere da vicino come si lavora in una grande casa editrice. Con in tasca la borsa di studio del progetto Leonardo, il «fratello maggiore» dellErasmus per fare stage in Europa, il primo agosto si è presentata dallazienda spagnola che avrebbe dovuto farle raggiungere importanti obbiettivi formativi, tra i quali fare pratica nella redazione di diversi tipi di testo, promuovere eventi culturali, fare ricerche editoriali. «Quando alla fine della prima giornata di lavoro nel book shop che vende i libri della casa editrice mi avevano spiegato come passare i pezzi sotto il lettore ottico per codici a barre, come incartare un ramarro di porcellana e come riempire le scatolette della gomme Gaudì - racconta la ragazza dalla Spagna - mi sono venute le lacrime agli occhi». Il pensiero rivolto alla laurea raggiunta nei tempi stabiliti, al 110 della tesi, alla documentazione presentata per partecipare al bando Leonardo, alla borsa conquistata davanti ad altri 10 concorrenti, Giò ha deciso di contattare la stampa e i referenti universitari del progetto. «Questo lavoro non me lo sono cercata da sola, lUniversità si faceva garante dellesperienza - dice esasperata la ragazza - è per farmi avere una formazione di qualità che sono stati stanziati fondi europei, non per dare alla casa editrice spagnola una commessa gratis». Passa solo un giorno e quella che si era avviata come una trattativa tra università e azienda diventa un aut-aut, poi unasettica e-mail che non si può nenahce definire di licenziamento. Ieri un po di tensione laveva avvertita anche la responsabile dellufficio relazioni con lestero dellateneo bolognese, Susy Gargiulo. «Qui è chiaro che i rapporti tra azienda e tirocinante si sono inaspriti, questo può essere un caso che non andrà a buon fine - aveva giustamente predetto laddetta al servizio - unaltra ragazza nella stessa situazione partita il primo aprile ha deciso, con un po di umiltà, di portare avanti lesperienza comunque, ma questo non mi sembra lo stesso caso». Adesso la situazione è arrivata a un punto di non ritorno, bisogna intervenire nellambito dellaccordo del progetto Leonardo, luniversità si impegna a trovare unalternativa. Per la giovane studentessa, un primo contatto molto brusco con il mondo del lavoro.