Così la senatrice del Popolo delle Libertà, Diana De Feo, componente della Commissione Cultura del Senato, commenta la svolta del «caso» Biblioteca Nazionale, oggetto di una campagna mediatica e di mobilitazione cittadina che ha arroventato questo già caldo scorcio d'estate. «Il ministro Sandro Bondi non sapeva nulla di quanto stava accadendo alla Biblioteca Nazionale di Napoli», spiega De Feo, reduce ieri dalla visita a uno stabilimento manifatturiero di pomodori a Scafati, da parte di una delegazione di parlamentari guidata dal sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino. Che cosa è successo, allora, per spingere il ministro a intervenire sulla vicenda? «Venerdì scorso ho preparato una lettera aperta per informarlo dei fatti, segnalandogli attraverso la sua segreteria che stava per compiersi un altro attentato al patrimonio culturale di Napoli e, quel che è peggio, proprio per mano della Soprintendenza regionale ai Beni culturali, intenzionata a sottrarre alcune sale della Biblioteca Nazionale di Palazzo Reale, per destinarle a sede di uffici della soprintendenza di Napoli-Benevento-Caserta. Una inspiegabile riduzione di spazi vitali per una istituzione importantissima, con una sovrapposizione di uffici e competenze diverse, estranee alla fruizione e consultazione di volumi del pubblico e degli studiosi, per chissà quanto tempo. Per questo, la lettera si univa all'appello di Alda, Silvia e Lidia Croce, Marta Herling, Piero Craveri, Giulio Pane, Mario De Cunzo, Gerardo Mazziotti e Gerardo Marotta». E poi? «La lettera è stata prontamente firmata da diciotto senatori campani del Popolo delle Libertà, oltre al presidente della Commisione Cultura al Senato Guido Possa. Tra l'altro, sempre per venerdì scorso il senatore Luigi Compagna aveva preparato una interrogazione parlamentare sul caso. E ieri il ministro Bondi ha telefonato proprio lui - che mi ha a sua volta chiamato - per informarlo della decisione presa, con grande immediatezza e tempestività, per bloccare l'iter dell'assegnazione. Mi ha fatto piacere che la task force di senatori campani, con Napoli nel cuore, abbia fatto breccia sul ministro. I beni culturali sono una risorsa fondamentale della nostra regione, non a caso anche sulla questione Pompei sono sempre stata molto attenta e vigile». La vicenda della Nazionale ha innescato una serie di reazioni a catena, moltiplicando appelli e dure prese di posizione della società civile. Quanto hanno influito sull'esito della situazione? «Penso che l'operazione avvenga non tanto sull'onda della cosiddetta società civile quanto della compattezza dei senatori campani: rappresenta un'importante presa d'impegno civile di tutti i senatori del Popolo delle Libertà. Non a caso, appena è venuto a conoscenza della questione, il ministro Bondi ha disposto che le sale della Biblioteca Nazionale di Napoli restassero nello stato attuale, bloccando tempestivamente una decisione che mi sembra avesse i connotati di un nonsenso, a fronte di tante sedi possibili per le direzioni delle soprintendenze». Ad esempio? «Esistono alcuni antichi e prestigiosi palazzi recentemente acquisiti dalla Regione Campania e per il momento non ancora utilizzati che potrebbero essere adeguatamente individuati e utilizzati allo scopo». do.tro.