Il proprietario chiama in causa sindaco, assessore e funzionario GROSSETO. La guerra dei gazebo non accenna a placarsi. L'ultimo atto (in ordine di tempo) è la richiesta «dei gravissimi danni subiti in conseguenza del sequestro» derivati - secondo la richiesta di danni - da situazioni riconducibili all'attività del Comune e non ad azioni illegittime del privato, presentata al tribunale di Grosseto da Maurizio Sorbini, titolare del "Green Bar" di via Uranio 42, danni che - si legge nell'atto predisposto dall'avvocato Andrea De Cesaris - sarebbero «stati aggravati in modo esponenziale dal comportamento inerte tenuto dai funzionari amministrativi del Comune». Per questo il titolare del "Green Bar" chiama direttamente in causa il sindaco Emilio Bonifazi, l'assessore all'urbanistica Moreno Canuti e il dirigente all'epoca del sequestro in carica dell'ufficio urbanistica, Franco Tarsi. E chiede personalmente a loro il risarcimento dei danni subiti dall'esercizio commerciale per la chiusura del gazebo stesso. Il sequestro preventivo del gazebo del "Green Bar" di via Uranio venne emesso dal giudice Molino il 21 dicembre dello scorso anno e il dibattimento davanti al tribunale di Grosseto è stato fissato per il 29 maggio dell'anno prossimo. Come dire che dall'atto di sequestro alla prima udienza dovrebbero passare un anno e mezzo. Nel frattempo l'Ascom di Grosseto ha sollecitato un intervento del Comune volto a sanare la situazione dei gazebo (come noto sono molti quelli sottoposti a sequestro, in città e non solo) e l'Ascom ha anche indicato, pur non essendone tenuta, ipotesi di soluzione per sanare le situazioni e porre in essere una strategia generale, caratterizzata dalla «corretta emanazione di atti generali sui quali - si legge nell'atto dell'avvocato De Cesaris - il privato potesse riporre sicuro affidamento». Però, sempre secondo la contestazione dell'avvocato, «l'amministrazione comunale e i suoi funzionari preposti a prendere iniziative in tal senso hanno tenuto un atteggiamento assolutamente inerte e del tutto insensibile alle esigenze dei privati, che pure erano stati gravemente lesi dal comportamento dell'amministrazione comunale». Il giudice, nell'emettere l'ordinanza di sequestro aveva notato come il gazebo «ancorchè realizzato in forza di Dia (denuncia inizio attività) onerosa ottenuta conformemente a quanto stabilito da un regolamento per la realizzazione di manufatti precari emanata dal Comune di Grosseto» doveva ritenersi «privo del permesso di costruzione». Motivo: era da «qualificare illegittimo il regolamento comunale e conseguentemente non erano idonei i titoli edilizi che su di esso si erano formati». E nel caso specifico dei gazebo veniva rilevato come si trattasse non di manufatti precari, bensì di vere e proprie costruzioni o ampliamenti il che rendeva privo di rilievo il fatto che il Comune avesse assentito in via generale a tali strutture, condizinandole alla sola Dia. In altre parole il giudice rilevò una «eclatante mancanza di permesso di costruire». Va notato tra l'altro che il regolamento comunale, che era stato approvato peraltro alla unanimità dal consiglio comunale, indicava «l'apertura di un lato del manufatto almeno per sei mesi annui». Il titolare del "Green Bar" contestò il decreto di sequestro facendo rilevare «come lo strumento urbanistico vigente nel territorio comunale di Grosseto in realtà non vietasse nuove edificazioni o ampliamenti di immobili esistenti». C'è stato un ricorso in Cassazione (rigettato), ma la Suprema Corte nelle motivazioni ha notato come secondo le prescrizioni del regolamento comunale «sono da ritenersi manufatti precari le installazioni di tipo semifisso collegate in via esclusiva a un'attività di somministrazione di alimenti e bevande, con esclusione di quelle che non abbiano alcun tipo di fondazione, ancorchè fissate al suolo mediante appositi schemi di ancoraggio e quindi, per tali caratteristiche, da considerarsi strutture di scarsa rilevanza urbanistica». Con il che, a giudizio della Suprema Corte il regolamento del Comune di Grosseto introduce una illegittima nozione di opera precaria e «precarietà non va confuso con stagionalità». Secondo il Consiglio di Stato «la precarietà dei manufatti - spiega l'avvocato De Cesaris - non dipende dai materiali utilizzati o dal suo sistema di ancoraggio al suolo, bensì dall'uso al quale il manufatto è destinato, e va quindi esclusa quando la struttura è destinata a dare un'utlità prolungata nel tempo». Invece il regolamento comunale di Grosseto ricollega la individuazione della natura precaria alle caratteristiche materiali e alla facile amovibilità e introduce un titolo abitativo edilizio "provvisorio" atipico e contrastante con il principio generale fissato dalla legislazione statale. Facendo perno su questo l'avvocato De Cesaris fa notare che «risulta assentita con il procedimento Dia un'opera che sicuramente non può considrarsi precaria alla stregua della comune interpretazione giurisprudenziale, e che non può considerarsi gazebo in quanto si integra con le precedenti strutture in muratura e costituisce un ampliamento della volumetria dell'esercizio preesistente dal quale non è separato». Quindi la rimozione di almeno un lato della struttura lascerebbe l'intero locale privo di chiusura. Ma se ciò è vero, se cioè nel caso del "Green Bar" non si dovrebbe parlare di gazebo, poteva l'opera essere realizzata utilizzando solo la Dia? Il problema viene superato dal legale del "Green Bar" sostenendo fra l'altro che in alternativa al permesso di costruire possono essere eseguiti mediante denuncia di inizio di atività (Dia) interventi di nuova costruzione o ristrutturazione urbanistica qualora siano disciplinati da piani attuativi comunque denominati, che contengono precise disposizioni. In sostanza - conclude la richiesta di danni per sindaco, assessore e funzionario del Comune - nel caso specifico è stata realizzata un'opera fidando nella legittimità del regolamento edilizio che consentiva tale edificazione, mentre il sequestro dell'autorità giudiziaria ha agito sulla base dell'accertata illegittimità del regolamento edilizio stesso. In altre parole - sostiene l'avvocato De Cesaris - il privato, agendo in buona fede, si è trovato a subire un danno gravissimo conseguente al fatto che l'atto normativo conteneva disposizioni illegittime. C.B.
URBANISTICA - GROSSETO: Gazebo, chiesto mezzo milione di danni
Il proprietario del "Green Bar" di Grosseto, Maurizio Sorbini, ha presentato una richiesta di danni contro il sindaco Emilio Bonifazi, l'assessore all'urbanistica Moreno Canuti e il dirigente Franco Tarsi, affermando che il Comune ha sequestrato il suo gazebo senza motivi e che il sequestro è stato motivato dalla presunta illegittimità del regolamento edilizio. Il regolamento, approvato con unanimità dal consiglio comunale, consentiva la realizzazione di manufatti precari, ma il giudice Molino ha rilevato che il gazebo del "Green Bar" non era un manufatto precario, ma una vera e propria costruzione.
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