E' l'ora dei banchieri. Lo è anche il neo presidente della Biennale Davide Croff, ex Bnl, ex Fiat, ex Banca d'Italia. Croff, però, non è stato la prima scelta del ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani. Per un po' si è esplorato l'ambasciatore Umberto Vattani, titolare della rappresentanza italiana a Bruxelles. Pare che uno scoglio insormontabile si sia rivelata l'indennità assegnata al presidente dell'ente divenuto Fondazione, 66 mila euro lordi. Un po' poco per un diplomatico del suo rango, che infatti è poi rientrato a Roma come segretario generale della Farnesina. Prima di Natale, allora, Urbani ha chiamato un altro banchiere, Giuliano Segre, presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Venezia. Anche Segre ha declinato, indicando due concittadini: Croff e l'editore Cesare De Michelis, gradito al presidente della Regione Giancarlo Galan. Urbani, che a Roma ascolta molto Francesco Alberoni (uno dei suggeritori del benservito al direttore della Mostra del cinema Moritz de Hadeln), a Venezia ascolta invece il sindaco ulivista Paolo Costa. I due, avversari in politica, hanno buoni rapporti personali: Maura Costa, la fìrst lady lagunare, è anche consulente del ministero per la Musica. Il sindaco è stato freddo sul nome di De Michelis, memore di alcune sue manovre ostili in vista del referendum sulla divisione tra Venezia e Mestre, e ha caldeggiato Croff. Galan ha opposto resistenza, ma una telefonata di Berlusconi lo ha rabbonito. Croff presidente potrebbe presto ritrovarsi nel consiglio della Biennale il collega Segre, se la Fondazione Crv sarà il primo socio privato a entrare, come da nuovo statuto.