Per le imprese dellarea est di Napoli, lindividuazione, tra le priorità trasmesse al governo nazionale, di unampia fetta di quella che si è sempre caratterizzata, fin dalle origini, come la vera zona industriale della città, della zona franca è un fatto importante. Dopo lapprovazione del nuovo piano urbanistico comunale che definì larea orientale come area destinata alla produzione di beni e servizi, le istituzioni locali hanno dato un significativo segnale dellimportanza strategica che affidano a questa porzione della città. Questa scelta incoraggia tanti imprenditori e manager a resistere al degrado oggi esistente, alla mancanza di infrastrutture materiali e immateriali capaci di rendere competitiva larea est, e a confermare la loro decisione di non abbandonare lattuale location per trasferirsi in altri luoghi extra cittadini più ricchi di infrastrutture e più accoglienti sotto il profilo dellambiente urbano. In passato, infatti, di fronte al persistente degrado urbano e allassenza di segnali di inversione di tendenza, molti imprenditori avevano manifestato lintenzione di chiudere le attività a Napoli est e di trasferirsi in ambienti più attrezzati. Per rispondere a questi disagi nacque lassociazione di imprese dellHigh-Tech, dellaerospazio, della formazione e delle telecomunicazioni. Uno dei primi esempi di cluster di imprese per costituire virtuose filiere nei vari campi delle loro attività e per stabilire con le istituzioni locali un rapporto per affrontare e risolvere i disagi denunciati. Ora, un significativo intervento di riqualificazione urbana è in corso proprio nellarea, via Gianturco, dove insiste il nucleo fondativo dellassociazione Polo High-Tech di Napoli-est. La zona franca interviene, quindi, in un tessuto di piccole e medie imprese, e di alcuni grandi gruppi nazionali (Ansaldo, Whirlpool), che hanno avviato una significativa esperienza di associazionismo, superando una cultura, fino a oggi molto diffusa, di un estremo individualismo, per porsi in rapporto di reciproca conoscenza e al servizio stesso dellarea dove insistono le proprie attività, al fine di definire e attuare con le locali istituzioni programmi di riqualificazione urbana e industriale, con benefici effetti sullambiente edilizio e sociale della zona. Larea est è investita da un lungo e virtuoso processo di riorganizzazione urbanistica, a cominciare dalle aree dellex polo petrolifero, come ha dimostrato anche il recente workshop della Q8 durante il quale sono stati presentati i piani di bonifica e di riconversione dellarea attualmente occupata dai depositi. Questa realtà dovrebbe spingere la Regione ad attivare il tavolo permanente tra gli enti locali e le stesse compagnie petrolifere previsto dalla mozione di accompagnamento al puc per procedere al completo smantellamento di tutto il polo petrolifero. Infatti, gli addetti sanno che per rendere disponibili le aree alle compagnie (Q8, Esso, Agip e altre minori) è stato consentito di concentrare i depositi per i prossimi venti anni in un terzo della superficie attualmente occupata, in attesa della scelta di unaltra località dove insediare i depositi e le attività connesse. A est è avviata la realizzazione dei primi progetti definiti con il piano urbanistico, ma si attende che soprattutto sul fronte della realizzazione del parco del Sebeto, fatto di verde, di una nuova linea tranviaria di collegamento tra centro e periferia orientale, e di nuovi insediamenti produttivi, ma ancor più su quello della riorganizzazione della rete stradale e di nuove linee pubbliche di trasporto (su ferro e su gomma), con le relative stazioni di accesso, ci siano altri importanti segnali dalle istituzioni pubbliche. Solo in uno scenario di tale impatto, che offre nuova fiducia agli imprenditori e ai cittadini, può avere senso la costruzione di un termovalorizzatore a est. Perché a Napoli est non vi sono aree abbandonate, bensì programmi e progetti che attendono di essere attuati. Lautore è presidente del comitato operativo dellassociazione Polo High-Tech di Napoli-est