Qualcuno penserà che è una difesa d'ufficio, magari sollecitata: non lo è, e sarebbe stupido il contrario, cioè negare la realtà. Che però, per quanto innegabilmente negativa, va vista a tutto tondo. Ci riferiamo alla recente statistica che colloca il Museo nazionale di Palazzo Reale, tra l'altro fresco di un importante restauro, ancora in corso, al terz'ultimo posto nella classifica degli omologhi del Paese: duecentonovantanove visitatori annui, da rabbrividire. Ed è così, tanto più in una mera logica aziendalistica, come quella che ormai sembra essere guida esclusiva della gestione dei beni culturali. Vorrei solo rilevare, anzi dobbiamo farlo che, intanto, quelli sono i paganti, quindi sarebbe bene andare a vedere quanti siano gli ingressi complessivi. Perché, ovviamente, pagare il biglietto, strano a dirsi, dispiace a tutti, e molti musei preferiscono tagliare di netto, comprese le gratuità per attività didattiche o non specificatamente di visita. Questione di scelta, appunto imprenditoriale. A Palazzo Reale, in particolare vi si svolge, fortunatamente, una fitta serie di attività ospitate dal museo, pur non essendo specificatamente museali: convegni, cicli di conferenze, incontri di studio, concerti, mostre (ad ingresso gratuito), presentazioni di libri e quant'altro. Cioè quella che si dovrebbe definire un'attività socio-culturale, e di vasta diffusione, tra l'altro difficile a Pisa, dove non abbondano grandi spazi di prestigio storico artistico, almeno per ora. E che sono indice della sensibilità dell'istituzione che quello spazio concede così come di quella di coloro (enti, istituzioni, associazioni) che lo richiedono, piuttosto che organizzare iniziative culturali di livello, legittimamente, in un anonimo capannone. Ci farebbe piacere, naturalmente, che questo potesse continuare, nell'ottica di un museo che sia "aperto", davvero, e non solo una "slot machine" di opere d'arte, come molti dei feticci museali più famosi.