Torna nella sagrestia di San Martino un'opera dell'artista lucchese del XVII secolo È durato otto mesi il lavoro nel laboratorio di Massimo Bonino -------------------------------------------------------------------------------- Dopo otto mesi di lavoro di restauro il dipinto di Girolamo Scaglia, uno dei massimi esponenti della pittura lucchese del XVII secolo, è stato ricollocato nella sagrestia del duomo di San Martino. Alla presenza dell'arcivescovo Italo Castellani e della soprintendente Lapi Ballerini, l'opera, posta sulla parete a fianco del sarcofago di Ilaria del Carretto, è resa di nuovo visibile al pubblico che sempre più numeroso è attratto dalla magistrale opera di Jacopo della Quercia. Il ripristino, fortemente voluto dal rettore della Cattedrale monsignor Bachini, è stato eseguito nel laboratorio di restauro dipinti di Massimo Bonino sotto la supervisione della dottoressa Filieri. Il gigantesco dipinto, fornito di una possente cornice dorata, come testimoniato da puntuali ricerche d'archivio fu realizzato dallo Scaglia nel 1665 in occasione dell'entrata in cattedrale di una reliquia di S. Martino donata dai canonici di Tours in Francia alla città di Lucca. Per l'occasione fu indetta una solenne festa che, come mai se ne erano viste in quei tempi, ebbe la durata di svariati giorni. Il dipinto, firmato e datato, dopo essere stato trasportato nel novembre del 2007 nel laboratorio di restauro di Bonino, è stato oggetto di molteplici indagini diagnostiche per cercare di ricostruire le vicissitudini per le quali la tela, per tre lati, avesse ricevuto degli ingrandimenti successivamente ridipinti. Rimosso lo strato di colore ad olio applicato in un antico e approssimativo intervento dell'Ottocento, la superficie cromatica è stata liberata anche dalla pesante patina scura formata da fumo di candele, polvere e vari strati di vernici ossidate che ostacolavano non poco una lettura degli squillanti colori del pittore lucchese. Una foderatura si è resa necessaria per creare nuovamente quella tensione strutturale necessaria per il buon mantenimento del dipinto. La lunga operazione di ritocco pittorico integrando le parti che si sono venute purtroppo a perdere nel tempo, ha permesso di ricostruire un tessuto omogeneo per una visione ottimale della grande opera di tre metri di larghezza per quattro di altezza. Come detto dal rettore monsignor Bachini, il compimento di questo restauro non vuole restare isolato, ma, con l'auspicabile aiuto di sponsor privati e pubblici e con l'indispensabile apporto tecnico della soprintendenza di Lucca, lanciare una campagna di riqualificazione di alcune tele presenti in duomo ancora bisognose di cure.