Dieci monumenti in rovina. Lite fra Curia e Soprintendenza sulla cattedrale insidiata dallumidità La Fabbriceria: "Non abbiamo soldi". La Mormino: "Siamo già intervenuti, ora non tocca a noi" Lo storico Bellafiore attacca "Non è possibile credere che un bene antico di ottocento anni non abbia necessità di manutenzione continua" Lammodernamento del duomo è inserito nei piani di spesa dei nuovi fondi europei. "La Regione ha sempre fatto la sua parte" Dossier della polizia municipale su chiese storiche e dimore nobiliari che cadono a pezzi: da Villa Pantelleria alla statua di Filippo V Chiese, ville, palazzi, statue. Sequestrate perché abbandonate, ma che nessuno restaura. I vigili del Nucleo tutela patrimonio artistico compilano un dossier con le emergenze: dieci i beni a rischio. Scoppia il caso della cattedrale sfregiata dallumidità: rimpallo di competenze tra Curia e Soprintendenza. Quella grande velatura bianca di umidità comparsa sullabside sinistra della cattedrale rischia di diventare un caso. Giuseppe Bellafiore, ex docente di storia dellarte allUniversità, autore di una monumentale monografia bilingue sul tempio normanno, tuona contro le «distrazioni» di chi dovrebbe avere a cura il patrimonio monumentale. «La cattedrale di Palermo - dice lo studioso - necessita di una manutenzione costante, è un edificio che ha ottocento anni, ha subito tante trasformazioni, ma non ci si può permettere di aspettare che arrivino i danni, bisogna prevenirli. Tanto più che questi si sono verificati negli intarsi delle absidi, in una parte non interessata dalle profonde trasformazioni del Settecento, che hanno alterato la fisionomia della basilica cristiana. Mi auguro che non siano gli effetti postumi di un servizio igienico realizzato nel passato proprio nelle absidi». Le tracce bianche sono solo il risultato finale di uninfiltrazione di acqua dellinverno passato, come peraltro segnalato in una lettera che la fondazione Salvare Palermo ha spedito nei giorni scorsi a "Repubblica". Da un sopralluogo effettuato nei giorni scorsi con monsignor Gino Lo Galbo, parroco della cattedrale, è emerso che in più punti ci sono vere e proprie colonie di erbe infestanti. Ma linterrogativo rimane sempre aperto: a chi tocca intervenire nella più importante chiesa di Palermo? Deve essere la Fabbriceria, o Maramma, un ente giuridico composto da sette elementi, dotata di un modesto capitolo di contributi, o la Soprintendenza per i beni culturali? Con monsignor Giuseppe Randazzo, direttore dellUfficio Beni culturali della Curia arcivescovile, si prova a dipanare limbrogliata matassa. «Abbiamo sollecitato sia il nostro ufficio tecnico sia la Sovrintendenza, che infatti aveva già stilato una scheda sullargomento - spiega don Randazzo, che è anche a capo della Fabbriceria della cattedrale - e per quello che ricordo è stata data precedenza assoluta ai merli abbattuti dal terremoto del 2002 ed era previsto un intervento di somma urgenza. Ma il cambio di governo regionale e i successivi adeguamenti nei vari uffici hanno finito per rallentare tutte le procedure. Non nascondo che se la Fabbriceria avesse una dotazione sufficiente interverremmo volentieri. Ma larcidiocesi ha un patrimonio sterminato che solo con le chiese raggiunge il numero di 750 edifici». Ma il problema allora è solo di «vile danaro», per usare un termine usato da Don Randazzo, che sembra preso a prestito dalla cacciata dei mercanti dal tempio? La soprintendente ai Beni culturali, Adele Mormino, fornisce un quadro più chiaro: «La revisione dei pluviali è stata fatta quattro volte - dice la soprintendente - e il problema a questo punto è la manutenzione ordinaria. Ma se chi custodisce un bene di tale importanza non esercita la cura che deve avere il buon padre di famiglia, è inutile parlare. È sbagliata lidea che anche i piccoli interventi debbano essere a carico dellazienda pubblica. Se il danno raggiunge livelli consistenti allora si interviene con un decreto di somma urgenza. Daltronde la Soprintendenza non si è mai sottratta ai suoi impegni. Da quando sono soprintendente sono intervenuta ben quattro volte con impegni specifici su parti importanti della cattedrale. Rimane tanto da fare, è vero, a cominciare dallimpiantistica, per finire alle coperture. Ma la cattedrale, posso assicurare, è nei programmi dellassessorato regionale ai Beni culturali, solo che cè bisogno di una fonte di finanziamento molto alta che lattuale capitolo di bilancio non garantisce. Dovremo aspettare un intervento più complesso attingendo ai fondi previsti per il periodo 200713. Lattuale capitolo ci può permettere di far fronte solo alle emergenze». E chissà se con quei fondi non si possa dar corpo al sogno nel cassetto del parroco della cattedrale, che punta ad aprire i tetti e la torre campanaria ai turisti. Attualmente lofferta turistica, oltre alla visita gratuita alla chiesa, prevede lingresso a pagamento allarea museale, alle tombe reali e al tesoro. Con poco meno di cinque euro il turista può fare una scorpacciata di storia. Lofferta potrebbe aumentare con lesclusiva visita al «top» della cattedrale, da cui si gode una vista mozzafiato sul centro storico. «È un progetto che si può realizzare - dice Monsignor Randazzo - in Curia se ne parla dal 1974, quando larchitetto Guido Meli aveva già proposto un itinerario». Anche la soprintendente Mormino appare possibilista: «La Soprintendenza non si è mai opposta a progetti, proposte o momenti di valorizzazione - dice Mormino - come nel recente caso dei restauri della Cappella Palatina, quando è stato attrezzato un ponte per permettere la visione da vicino dei particolari. Posto che si può fare, non si può estendere la visita allintera copertura ma solo ad una parte, per ragioni di sicurezza. Ma la proposta è da prendere in seria considerazione, studiando soprattutto i requisiti di agibilità per garantire lincolumità dei visitatori».