Sul parco eolico di Scansano si è scatenata una guerra senza esclusione di colpi. Da una parte c'è il produttore vitivinicolo Jacopo Biondi Santi, proprietario del castello di Montepò (dove nascono i grandi supertuscan e il Morellino di Scansano) a ridosso del quale è stato costruito il parco eolico, dall'altra la Regione Toscana. Che ha puntato molto sulle fonti di energia rinnovabile col Piano energetico regionale (Pier) approvato l'8 luglio scorso. Dopo la bocciatura, da parte del Consiglio di Stato, del parco di Scansano, risalente al 25 luglio scorso, Biondi Santi chiede adesso «l'immediata demolizione e comunque rimozione di tutti gli impianti, comprese le torri e le pale ». E lo fa con una diffida messa a punto dall'avvocato Sandro Amorosino e inviata a Regione, Provincia di Grosseto e Comune di Scansano. «Se questo non sarà fatto entro30giorni - si legge nel testo della diffida - le amministrazioni in questione si renderanno responsabili dei reati di omissione di atti dovuti e violazione dell'ordine del giudice». L'avvocato Amorosino non risparmia aspre critiche all'assessore regionale all'Ambiente, Anna Rita Bramerini, che «dopo la sentenza del ConsigLio di Stato - si legge nel comunicato - aveva dichiarato che l'autorizzazione al Parco avrebbe dovuto "essere rinnovata per eliminare il vizio che ha portato al suo annullamento da parte del Tar, confermato dal Consiglio di Stato, ovvero quello relativo al monitoraggio dei volatili"». «Le dichiarazioni dell'assessore - dice Amorosino - sulla sentenza del Consiglio di Stato, che ha definitivamente annullato l'autorizzazione del Parco eolico di Scansano, mostrano ignoranza della legge e manipolazione della realtà». La Regione affida la replica a una nota della sua avvocatura. «La Regione - si legge nel comunicato - respinge al mittente le critiche circa l'ignoranza della legge e, a maggior ragione, quelle di aver manipolato la realtà. Non ci lasceremo intimidire da offese e minacce e proseguiremo nel nostro lavoro». Secondo le valutazioni regionali, il Consiglio si è limitato ad annullare la procedura di verifica ambientale, ordinando alla Regione di eseguire la sentenza. Ciò non significa che le torri eoliche vadano demolite, ma che le anomalie amministrative debbano essere sanate. «In questa vicenda- prosegue la nota - ciascuno, e la Regione per prima, sta operando nel rispetto della legge e delle sentenze della magistratura. I ricorrenti facciano pure i loro passi legali, peraltro attesi. La Regione non ha ancora ricevuto alcuna diffida