IL CASO Il Comune amministrato dal centrodestra dà via libera ai costruttori. Il Tar conferma ma, una volta istituita la commissione, torneranno i vincoli Quasi una storia infinita. Nell'area della necropoli si vuole costruire un residence e la regione, dopo un accordo di programma tra imprenditori e Comune, blocca le opere facendo partire una controversia che finisce in tribunale e ancora non ha soluzione. Oggetto della controversia è la necropoli di Tuvixeddu, centinaia di tombe scavate nella roccia, una delle più grandi e importanti (a detta dei maggiori studiosi) necropoli puniche di tutto il Mediterraneo, adibita ad uso sepolcrale fino all'età romana imperiale. Zona di grande pregio dal punto di vista archeologico, fu scoperta nel 900 e comprende centinaia di sepolture. Da quel colle, uno dei più alti di Cagliari, si domina quasi tutta la città. A certificare l'importanza della zona archeologica, nel 1997 la Commissione provinciale per la protezione delle bellezze naturali di Cagliari, che aveva già dichiarato di notevole interesse pubblico tutta l'area, include Tuvixeddu e Tuvumannu nell'elenco dei luoghi da sottoporre alla tutela paesistica. Nel frattempo qualcosa cambia. Nel 2000, il 15 settembre, viene firmato un accordo di programma tra comune e imprenditori privati, per realizzare sui colli di Tuvixeddu e Tuvumannu un quartiere residenziale attorno all'area archeologica che ne diventerà il parco pubblico. E iniziano i primi lavori per la realizzazione del centro residenziale. Nel 2006 la prima polemica. La regione, guidata da Renato Soru, blocca il cantiere con un primo decreto dell'assessore Elisabetta Pilia. Ne seguono altri che terminano con la dichiarazione di interesse pubblico dell'area, allargata ad altri siti e vincolata con il Codice Urbani. È qui che inizia la controversia. Mentre il ministro Rutelli difende in Parlamento il provvedimento della Regione parte il primo ricorso al Tar del Comune di Cagliari, che ottiene una prima vittoria. I giudici stabiliscono che l'accordo del 2000 va rispettato. Nella sentenza, è febbraio del 2008, i giudici sostengono che la commissione che ha «imposto i vincoli non è stata nominata legittimamente e pertanto le sue decisioni non sono valide ». Teoricamente i lavori potrebbero riprendere. La regione ricorre invece al Consiglio di Stato. Qualche giorno fa la sentenza, che conferma il giudizio del Tar. Immediata la replica del governatore della Sardegna.«La lettura della sentenza del Consiglio di Stato conferma che le motivazioni che hanno portato a respingere i ricorsi della Regione sono un vizio di forma nella costituzione della commissione del paesaggio - fa sapere con una nota Soru - l'abbiamo istituita secondo la legge per le regioni a Statuto ordinario, avremmo dovuto farlo invece con una legge visto che siamo Regione a Statuto speciale. Bene, la faremo subito; nel frattempo ricorreremo alla norma della Legge urbanistica che ci permette la tutela del colle di Tuvixeddu dandoci il tempo di nominare la nuova commissione e di imporre i vincoli». Non è tutto: «Alla luce dei nuovi ritrovamenti e della presa di coscienza del Ministero dei Beni culturali e specificatamente della Sovrintendenza, la tutela va avanti, Tuvixeddu è un patrimonio che abbiamo l'obbligo di difendere, in questo percorso c'è stato un errore formale che correggeremo ». Il caso torna nuovamente in Parlamento. A prendere posizione sono i due deputati sardi Amalia Schirru e Guido Melis: «Il problema della tutela di quest'area archeologica, a dir poco una delle più importanti dell'intero Mediterraneo, resta e, se possibile, con urgenza ancora maggiore».