La zona archeologica degli scavi di Eloro ieri mattina è stata al centro di una singolare questione: un gruppo di volontari, che si erano presentati per ripulire i reperti dalle erbacce e dalla vegetazione, secca hanno trovato le porte ed i cancelli chiusi. Protagonista di questa vicenda un imprenditore di Noto Carmelo Crispino - noto a tutti per e sue attività di mecenatismo e le iniziative pubbliche - e la sovrintendenza di Siracusa, che gestisce e cura l'area archeologica nei pressi della zona marina. La mela della discordia è l'area che raccoglie gli scavi archeologici di Eloro o meglio l'idea di un'area da rendere fruibile al pubblico e da proteggere dall'incuria e soprattutto dagli incendi che puntualmente si verificano attorno e sugli stessi ruderi e ne compromettono (purtroppo) l'integrità. Ecco nei dettagli la storia. Circa due settimane fa Crispino aveva sollecitato un incontro con il sovrintendente di Siracusa Mariella Muti per proporgli la sua idea ovvero quella di ripulire gratuitamente dalle sterpaglie gli scavi prima che si verificassero fuochi pericolosi. Il sovrintendente, secondo il racconto di Crispino, si era dimostrata disponibile ed aveva ben accolto la sua proposta, impegnandosi a realizzarla verbalmente. A quell'incontro è seguita una fitta corrispondenza con i dipendenti di Siracusa. «Ho spedito relazioni, lettere, ci siamo messi d'accordo per un giorno di agosto; loro mi hanno invitato a spedire un telegramma - quasi dettato - che confermasse il giorno per l'inizio dei lavori. Mi sono impegnato a ripulire l'area interamente a mie spese sotto il nome della mia azienda, pensavo di fare una cosa utile. Invece, dopo essere stato sollecitato, aver risposto a tutte le loro richieste, oggi (ieri per chi legge) mi sono presentato davanti ai cancelli con alcuni operai e dei mezzi adatti e non ho trovato nessuno ad attendermi, i cancelli sono rimasti chiusi!». Si tratta di un episodio gravissimo che testimonia la noncuranza con cui un intero settore viene gestito. «E' scandaloso che un'area archeologica venga completamente abbandonata in questo modo. Nessun guardiano era stato avvertito dell'arrivo dei volontari, la sola persona a presentasi dopo quasi un'ora non sapeva niente in merito alla programmazione di una battuta di pulizie. Mi fa rabbia pensare che tutte le mie buone intenzioni siano andate in fumo. E dopo la delusione resta solo la rabbia». Eloro è sicuramente un tassello della storia di Noto: Si tratta di un valore da tramandare ai nostri figli ed ai figli dei nostri figli e non certo da abbandonare come l'ultima delle contrade o delle zone rurali. Maria Antonia Manetta