Absidi attaccate dalla muffa a causa delle piante cresciute sui cornicioni ALLE sette in punto don Gino Lo Galbo, parroco della cattedrale, è già sullaltare per dire messa. Due ore e mezza dopo, il tempio normanno apre le porte anche ai turisti, sempre più numerosi, sempre più curiosi ed esigenti. E a monsignor Lo Galbo tocca arginare anche le loro proteste: «Parroco, ma quelle macchie bianche sullabside, non si riesce più a leggere il magico gioco degli intarsi, possibile che nessuno se ne sia accorto?» Don Gino Lo Galbo scuote la testa, allarga le braccia e cerca di tranquilizzare tutti, anche il cronista che gli mostra unidentica segnalazione di Vivi Tinaglia, della Fondazione Salvare Palermo. «Sappiamo benissimo dellumidità e delle macchie e abbiamo informato la soprintendenza - dice il parroco - ma più di questo non possiamo fare. Io sono solo un ospite». E poi si lascia scappare una battuta: «Fosse solo questo il problema». Perché di problemi la cattedrale ne ha parecchi. Il massimo tempio della cristianità siciliana ha un impianto elettrico non a norma, i fili sono scoperti in diversi punti. Il parroco aziona un interruttore degli anni Venti per mostrare uno degli ultimi interventi di restauro, la tribuna marmorea degli evangelisti, opera finanziata dalla Fondazione Banco di Sicilia. «Le statue erano annerite da secoli di fuliggine e incrostazioni, fu il cardinale Ruffini a volerle dentro negli anni '50. Ora sono tornate al loro splendore. Ma la cattedrale non ha bisogno di interventi episodici». E allora raggiungiamo il luogo della vexata quaestio, labside sinistra del tempio cristiano, rifondato nel 1185 sulla moschea fatimita dallarcivescovo Walter of the Mill. Ci si arriva dai tetti, salendo per una stretta scala dietro un altare. Percorriamo il lastrico, là dove ci sono le cupolette rivestite di ceramica verde e gialla. Poi, più sopra, per un altro passaggio che aggira la cupola sistemata da Ferdinando Fuga alla fine del Settecento per ridare spazialità barocca alla chiesa. Da una ringhiera a picco sullabside si nota il perché di quelle macchie sullabside: vistosi ciuffi di parietaria ostruiscono i pluviali, che forse avranno anche qualche perdita. Non ci vogliono capitali, ma per la cattedrale ci sono solo 15mila euro a disposizione, con i quali non si possono affittare neanche le impalcature. E chi dovrebbe intervenire? In teoria dovrebbe essere la Fabbriceria, un organo giuridico che ha il compito della manutenzione e che riceve finanziamenti pubblici. Ma senza soldi non si va da nessuna parte. Negli ultimi trentanni sono stati rifatti i tetti e rivestita la cupola con un eccezionale intervento da parte di speleologi volontari. Anche i vigili del fuoco si sono messi a disposizione per risistemare la catena del candelabro maggiore. Ma il volontariato può servire a ben poco. Perché per rimuovere o ricollocare i due merli abbattuti dal terremoto del 2002 ci vogliono operai specializzati. «Io non ci dormo la notte - dice Don Lo Galbo - quei merli gravano sul tetto del battistero, li ho fatti adagiare sul cornicione. Che dovevo fare? Perché per unoscura chiesa di provincia si trovano i soldi e per la cattedrale no?» Ai numerosi turisti che visitano a prezzi stracciati larea museale è consentito andare in bagno, gli altri si arrangiano. «Possibile - si chiede ancora Lo Galbo - che nessuno si sia posto il problema di creare servizi igienici al di fuori della cattedrale?» Chissà se a questa e alle altre domande qualcuno vorrà dare risposta.