Dopo il presidio di sabato, proclamato lo stato di agitazione I sindacati: «Si reintegri il collega licenziato» Il comitato spontaneo: «Pronti allo sciopero» Sarà una settimana particolarmente calda, e non solo dal punto di vista atmosferico, per gli spettacoli in Arena. I lavoratori, divisi in più fronti, confermano infatti lo stato di agitazione dopo quella che definiscono «la goccia che ha fatto traboccare il vaso», ovvero il licenziamento «in tronco e senza fondato motivo» del capo-macchinista Aurelio Barbato, giunto ad aggravare una situazione che ritengono ormai insostenibile, fatta di «un rilancio che non si prospetta e una continua riduzione del personale». Sabato sera, in occasione della prima di «Rigoletto», alcuni lavoratori, tra cui lo stesso Aurelio Barbato, hanno partecipato ad un presidio organizzato in Bra dalla Cgil, «per informare i cittadini», fa sapere Giuseppe Di Girolamo, segretario della Slc Cgil, «di quello che sta succedendo alla Fondazione Arena». Un'iniziativa nata all'indomani di un incontro tra i rappresentanti della Cgil e la direzione della Fondazione, svoltosi venerdì e conclusosi sostanzialmente con un nulla di fatto. «Abbiamo chiesto il reintegro del collega licenziato, una definitiva chiarezza sulle intimidazioni a cui i lavoratori, in particolare gli stagionali, sono stati sottoposti dopo aver partecipato allo sciopero di sabato 26 luglio in segno di solidarietà per Barbato, e la possibilità di aprire un tavolo di discussione sulle prospettive del teatro», spiega Di Girolamo. «Inoltre abbiamo ribadito la necessità di rinnovare il gruppo dirigente: non serve cambiare il sovrintendente, quando i dirigenti restano gli stessi e da anni non si registra nessuna novità sostanziale, salvo l'aumento delle terze prestazioni e il ricorso a cooperative esterne, con un conseguente aumento dei costi». Ma le risposte da parte della Direzione, spiegano dalla Cgil, sono state assolutamente evasive. «Per questo abbiamo proclamato lo stato di agitazione», conclude Di Girolamo, «come preludio di nuove iniziative, finché la situazione non si smuove». Ma per il momento, dicono, non si parla di ulteriori scioperi. Chi invece prosegue nel proposito urgente di «bloccare per una serata la messa in scena dell'opera, come non è mai successo in Arena», allo scopo di convincere la direzione a prendere al più presto una posizione, è il neonato Comitato spontaneo dei lavoratori della Fondazione, che si definisce slegato dalle sigle sindacali e dai partiti. E che, dopo l'assemblea «costituente» di venerdì, presenti una trentina di lavoratori, ha già fissato due assemblee aperte a tutto il personale, da svolgersi stasera e martedì, a fine turno, per far conoscere ai colleghi gli spunti per la lotta. «Stiamo spargendo la voce, raccogliendo adesioni non solo tra i tecnici, ma tra tutti i comparti, dagli addetti al retropalco alle comparse. E c'è effettivamente interesse», spiega Steele Herbert, referente del Comitato. «Durante le assemblee voteremo per ufficializzare lo stato di agitazione e fissare lo sciopero, probabilmente già in settimana. Il difficile», conclude Herbert, «è persuadere i colleghi, soprattutto gli stagionali, visto il terrorismo psicologico messo in atto dalla Fondazione. Ma si è visto che già tre anni fa, quando le comparse si organizzarono in maniera simile e scioperarono in massa, costrinsero l'opera ad andare in scena con pochissimi figuranti. Il problema è che erano da soli: unendo le forze di tutti i lavoratori, invece, si può davvero oscurare l'opera per una sera».