Dopo sette mesi nessuna traccia del testo, il prestigioso istituto è ormai al collasso Il soprintendente Santi: "Aspettiamo le norme per attivare le commesse" A rischio corsi e ricerche. Il soprintendente Santi: aspettiamo quelle norme per poter attivare le commesse LOpificio è al collasso. A 7 mesi dallautonomia manca ancora il regolamento Da sette mesi è diventato un istituto autonomo. Ma allOpificio delle Pietre Dure manca ancora il regolamento per attuare la gestione e lamministrazione autonoma e di fatto, finanziariamente, il prestigioso e storico istituto di restauro fiorentino è quasi al collasso. Tanto più che sembra essersi disperso nei meandri della burocrazia anche il regolamento che parifica alluniversità i corsi quadriennali della scuola di restauro, con il risultato che non sono stati fatti i bandi per selezionare i nuovi 15 studenti che ogni anno garantiscono la riapertura dei corsi e il funzionamento della scuola. «E se le nuove norme non verranno approvate entro questa estate, per il terzo anno resteremo bloccati con la scuola, senza nuovi corsisti e senza fondi», spiega il direttore del settore di restauro dei dipinti Marco Ciatti. Da dicembre, dopo una lunga battaglia, lOpificio delle Pietre Dure è diventato istituto autonomo. Ma a distanza di 7 mesi, manca ancora il regolamento per attuare la tanto sbandierata gestione e amministrazione autonoma. Il testo del regolamento sembra essersi dileguato, perduto in qualche cassetto o tavolo del ministero dei Beni culturali o della Corte dei Conti. Di fatto il prestigioso e storico istituto di restauro è quasi al collasso. Tanto più che sembra essersi disperso nei meandri della burocrazia anche il regolamento che parifica alluniversità i corsi quadriennali della scuola di restauro. Con il risultato che non sono stati fatti i bandi per selezionare i nuovi 15 studenti che ogni anno garantiscono la riapertura dei corsi e il funzionamento della scuola. «E se le nuove norme non verranno approvate entro questa estate, per il terzo anno resteremo bloccati con la scuola, senza nuovi corsisti e senza fondi - spiega il direttore del settore di restauro dei dipinti Marco Ciatti - mentre si esauriscono i corsi quadriennali degli studenti che frequentano regolarmente la scuola». Se alla mancanza dei due regolamenti attuativi si aggiunge la cronica carenza di finanziamenti dellOpificio, il declino dellistituto di restauro più famoso in Italia, del futuro delle sue attività conosciute sia sul territorio nazionale che internazionale, della ricerca e della messa a punto di nuove tecniche, procedure di restauro e analisi, è un magra realtà più che prossima. «Come funzioniamo? Non certo come istituto autonomo, siamo come prima, come ogni soprintendenza con pochissimi fondi. Aspettiamo le norme per attivare commesse, sponsorizzazioni, e quantaltro ci permetta di mantenere loperatività che ci ha contraddistinto, apprezzata a livello internazionale - spiega il neo soprintendente Bruno Santi, nominato il 1 aprile 2008 (la firma ufficiale è avvenuta ieri a Roma), precisando che «dei 520 mila euro che dovevano arrivare dal ministero per garantire la normale gestione dellistituto, per ora ne sono arrivati solo 250 mila». Mancano i soldi, non si fanno più missioni perché non si possono pagare, insomma si naviga a vista. Tra laltro con scarsa possibilità di ricambio di maestranze e restauratori esperti nei vari settori, che via via che vanno in pensione, non vengono più sostituiti. Eppure nel momento in cui la città si è trovata a discutere di non subordinare o federare listituto fiorentino con il nuovo Istituto superiore del restauro a Roma, e di garantire il suo passaggio a istituto autonomo, cè stata una orgogliosa levata di scudi. Palazzo Vecchio, Provincia, Regione Toscana ne hanno difeso e rivendicato prestigio, storia, capacità e competenze, tanto che alla fine lallora ministro dei beni culturali Francesco Rutelli definì «LOpificio fiorentino unistituzione fondamentale, intangibile e da valorizzate», e dopo un lungo braccio di ferro affidato alla trattativa del sottosegretario Andrea Marcucci, infine fu firmato il decreto della sua trasformazione in istituto autonomo. Autonomia che per ora resta una parola sulla carta, mentre tra mille difficoltà prosegue il lavoro dei vari settori di restauro. Nel laboratorio della Fortezza da Basso è appena terminato il restauro della "Madonna del Cardellino" di Raffaello che in autunno sarà presentato al mondo dopo 10 anni di interventi minuziosi e lenticolari, con una mostra che si terrà a Palazzo Medici Riccardi. Sempre in autunno, dalla Galleria Palatina verrà spostato al laboratorio un altro importante dipinto da restaurare: "La Bella" di Tiziano. Altre opere monumentali sono ora sotto intervento: basta citare "La Pala di San Zeno" di Mantegna arrivata da Verona, la grande Croce di Giotto di Ognissanti, quelle attribuita a Giotto di San Marco, il Tabernacolo Lignaiuoli del Beato Angelico. Capolavori in cura mentre le carenze legislative, di risorse economiche, di personale specializzato «non permettono allistituto di potere lavorare a pieno ritmo come sarebbe nelle finalità dellistituto» si rammarica il soprintendente Bruno Santi.