"Luomo lascia i suoi segni e dentro ci sono le sue storie: è ciò che voglio preservare" Tutto è cominciato con un asino, anzi con un mulo. Con la scoperta dei muli a ventanni. Anche questo luogo qui deve qualcosa a quella scoperta e al tempo dei suoi ventanni. Anche lui gli deve molto, in fondo. Anche il suo doppio mestiere. Anche la sua passione trasformata in un lavoro che non ha un vero nome. È piuttosto unidea, unideale e, insieme, una pratica. Non cè una parola per dirlo: tutelologo. Mica esiste il tutelologo. Eppure Marco Bianchi lo è, lo fa. Ci si deve affidare a una circonlocuzione per spiegarlo: si occupa di tutela del paesaggio. E il paesaggio è quello creato dallintervento umano. E lui ha cominciato dopo avere incontrato i muli a ventanni, nel Cuneese, venendo da Milano. Poi è finito a Guazzolo, frazione di Castelletto Merli, uno sconfinamento dellAstigiano in provincia di Alessandria per un solo chilometro. Monferrato, comunque. Qui cè il suo luogo, il suo spazio, che fino al 1965 era un asilo. Una villa nobiliare del Settecento che la contessa Teresa Poggio vedova Querce-Rossi ha trasformato in asilo negli anni Venti del secolo scorso. «Poi è diventata proprietà del Comune ed è rimasta lì a sfarinarsi, a poco a poco si è rovinata - racconta Bianchi - Dal 2000 lamministrazione ha tentato di venderla per cinque volte: più di mille metri quadrati in stato disastroso. Nel 2005 riesco a comprarla io e inizio i lavori di conservazione che continuano tuttora». Lo ha fatto diventare il suo studio, il suo ufficio da architetto e da tutelologo, una sorta di casa dellarte in cui allestisce mostre come quella dedicata a Valerio Miroglio, surrealista e citazionista, genio misconosciuto. Anche recuperare e conservare un vecchio palazzo è fare opera di tutela del paesaggio, delle tradizioni, della storia e delle storie di un luogo e delle persone che lo vivono e lo attraversano. «Abito a Portacomaro, giro su Asti, ho lo studio a Guazzolo e vengo da Milano» - si presenta così, sorridendo, larchitetto Marco Bianchi, che un po di milanese lha tenuto solo nellaccento. Per il resto sembra un figlio del vecchio Monferrato. Ha 54 anni, è nato nel quartiere di Porta Ticinese, ha fatto il militare a Saluzzo, da trentanni frequenta lAstigiano, da sette si è trasferito in questa terra, «che è fra le più belle che ci siano», dice. «È accaduto un po per amore e un po perché ogni tanto è bene cambiare vita», precisa. Dopo il diploma da geometra a Milano, lavora da un agente di cambio. «Faccio il commesso corridore fra la borsa valori e le banche - spiega - Poi nel 1975 parto per il servizio militare, artiglieria da montagna, batteria someggiata a Saluzzo. Da milanese pensavo ai gatti delle nevi, a mezzi altamente tecnologici, e invece erano solo muli. La prima notte ho avuto persino paura. Mai visto muli fino ad allora, ero abituato allasfalto. È stata dura. Diciamo che ho incontrato la natura e mi è un po cambiata la visione della vita». Ancora adesso sentenzia: il paesaggio è bello, ma la natura è ostile. Torna a Milano, lascia il mondo della finanza, comincia a fare il capocantiere in unimpresa edile e decide di laurearsi. Si mantiene insegnando alle medie e frequenta Architettura. Si laurea nel 1990 in tutela e recupero del patrimonio storico e architettonico. Lascia la città e si occupa di ambiente. Di ambienti. Studia paesaggi culturali. Prima nel Varesotto, dove è stato anche consigliere comunale, poi nellAstigiano. Presto abbandona anche la libera professione e si dedica a far nascere e crescere lidea degli ecomusei, che consistono in territori da salvaguardare. Al Politecnico di Milano tiene corsi di museologia e museografia. Contribuisce a progettare lOsservatorio del paesaggio per il Monferrato e lAstigiano, il primo in Piemonte, unassociazione di associazioni, e lEcomuseo di Asti e del suo contado. «Un osservatore del paesaggio valuta, dà pareri, propone in merito a quello che cè e a quello che si vuole fare. Non abbiamo poteri, ma solo possibilità di influenzare. Per esempio, vogliono costruire una strada, chiedono il nostro parere, noi lo diamo negativo, magari la costruiscono lo stesso, ma intanto sono costretti a riflettere sulle nostre osservazioni. Pochi mesi fa, interagendo con il proprietario e con lamministrazione, abbiamo fatto smontare un capannone a Coazzolo». Fermare le lottizzazioni e impedire lo smembramento di una identità territoriale è fare tutela. Non solo vietare o negare, ma muoversi duttilmente fra il principio del vincolo e quello della valorizzazione. «Viviamo tutti in un ecomuseo - annota Bianchi - Il Monferrato lo è naturalmente, ma lo sono anche il centro di Torino, le montagne e le pianure. Attraversando il paesaggio, troviamo spesso reperti del passato. I terreni sono lavorati dallagricoltura. Cammini in siti archeologici. Luomo lascia i suoi segni e, dentro questi segni, ci sono le sue storie. In territori come il nostro è meglio preservare. Più che costruire il nuovo, sarebbe bene recuperare il vecchio, il tanto bello che già si è fatto». Ci vuole tempo per osservare, per prendersi cura delle cose e impedire che il bello venga trasformato in orrore. «Per prendermi tempo, sono andato in pensione dai traffici e dai mestieri. Studio e osservo», sorride lex commesso corridore, lex insegnante, lex architetto Marco Bianchi. Studiare e osservare, come mangiare, bere, dormire, avere amici e amori: meglio in Monferrato che a Milano.
TORINO - Dalla scoperta dei muli agli ecomusei "Così sono diventato un tutelologo"
Marco Bianchi è un architetto e tutelologo che ha iniziato la sua carriera lavorando per un agente di cambio a Milano. Nel 1975 ha fatto il servizio militare, artiglieria da montagna, batteria someggiata a Saluzzo. Dopo la militanza, ha deciso di laurearsi in tutela e recupero del patrimonio storico e architettonico. Ha lavorato per l'ente locale dellAstigiano e ha contribuito a progettare lOsservatorio del paesaggio per il Monferrato e lAstigiano. Attualmente, lavora come tutelologo e architetto presso il suo studio a Guazzolo, in provincia di Alessandria.
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