Roma. È iniziato l'ultimo, definitivo, passaggio parlamentare del decreto sulla manovra economica. Da ieri sera le commissioni Bilancio e Finanze della Camera sono di nuovo al lavoro sul provvedimento che anticipa gran parte della Finanziaria 2009. Oggi il governo, in aula, chiederà nuovamente la fiducia sul maxiemendamento di 96 articoli e 702 commi in parte modificato al Senato e domani, nonostante le proteste e la netta contrarietà delle opposizioni, incasserà uno scontato via libera. Il "sogno rivoluzionario" del ministro Tremonti di veder approvare un provvedimento sui conti pubblici così importante prima della pausa estiva, diventerà realtà. Ma i riflettori sono già puntati sulla Finanziaria vera e propria che dovrà essere varata a settembre. Sarà qui che verrà deciso dove ancora tagliare per centrare gli obiettivi di finanza pubblica. Un primo sommario giro di tavolo si farà già durante il Consiglio dei ministri di domani. Il premier, Silvio Berlusconi, l'altro giorno ne ha annunciato la filofosia di fondo: di fronte alla crisi economica ci sono solo due alternative per tenere i conti a posto, o tagliare le spese o aumentare la pressione fiscale. Esclusa quest'ultima strada, non resta che intervenire con i tagli. Il timore è che non si tratterà di operazioni chirurgiche, ma di interventi con l'accetta. E le proteste sono già iniziate. È il caso del ministro per i Beni Culturali, Sandro Bondi, che in una lettera pubblicata da "Il Giornale" dice chiaramente che non gli va di fare la parte di chi «bussa alla porta di Giulio Tremonti per chiedere favori o per implorare un trattamento di clemenza nei tagli da effettuare». Garantire un futuro alle nuove generazioni e all'Italia e un obbligo del governo e lui ha «un grande progetto», per il quale però servono finanziamenti e non tagli. «Tremonti ha il dovere di ascoltarmi» chiosa. Bondi non è l'unico ministro in stato di allerta. Anche il titolare della Difesa, Ignazio La Russa, pur con toni e parole più accomodanti, preferisce mettere i suoi puntini sulle "i". «Non mi piace fare la gara a difendere il proprio orticello» afferma in una nota, ma «da dicembre le cose dovranno cambiare»: a fronte di un impegno di razionalizzazione del ministero della Difesa, il finanziamento delle missioni all'estero non potrà più avvenire con «i contributi straordinari» da parte dello stesso ministero, ma «dovranno essere governo e Parlamento a finanziare integralmente le missioni che riterranno necessarie e a tagliare quelle non indispensabili». Inoltre, La Russa tiene a sottolineare «la specificità del comparto difesa e sicurezza, che ha un ruolo specifico e va distinto dal resto del pubblico impiego, visto che i nostri uomini fanno un lavoro assai più rischioso e assai meno pagato». Conclusione: «Spero che i tagli per noi siano ridotti al minimo possibile». Insomma il clima all'interno dell'esecutivo inizia a surriscaldarsi. Per l'opposizione è l'ulteriore dimostrazione che la manovra di Tremonti non è la cura giusta per l'Italia. «Le tensioni tra ministri evidenziano limiti e contraddizioni di una manovra che non aiuta le famiglie e non aggredisce i nodi strutturali della pesante crisi economica italiana» dice il portavoce dell'Udc, Francesco Pionati. «La cura Tremonti avrà un costo sociale altissimo» afferma il ministro ombra del Pd, Pierluigi Bersani. Rincara: «Il calo dei consumi c'è, ma il 7 in meno di Iva, tenuto conto dell'inflazione al 4, significherebbe oltre il 10 in meno di consumi: un dato assolutamente irrealistico. Si tratta dunque di evasione». Non ha dubbi il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro: «Ci rimettono sempre i più deboli».
CAMPANIA - Pressing di Bondi e La Russa: così non si può andare avanti. Ma il titolare dell'Economia è irremovibile
Il governo italiano ha iniziato il processo di approvazione del decreto sulla manovra economica, che anticipa gran parte della Finanziaria 2009. Il provvedimento è stato modificato al Senato e il governo chiederà nuovamente la fiducia. Il ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, ha dichiarato che ci sono solo due alternative per tenere i conti a posto: tagliare le spese o aumentare la pressione fiscale. Il timore è che i tagli non siano operazioni chirurgiche, ma interventi con l'accetta. Le proteste sono già iniziate, con alcuni ministri che hanno espresso le loro preoccupazioni.
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