Per bloccare la realizzazione del parcheggio l'associazione ambientalista imbocca la via giudiziaria LUNGI DA ME voler entrare nel dibattito se sia corretto o no delegare alla magistratura le decisioni sui diritti fondamentali sia degli individui sia dei cittadini. Ma la valanga di documentazione assemblata da Italia Nostra, Sezione di Roma, contro la decisione della precedente amministrazione capitolina di scavare un parcheggio all'interno della collina del Pincio - un faldone imponente, presentato ieri ai giornalisti nella sede dell'associazione - indica la via giudiziaria come la più diretta, nonostante le lungaggini della giustizia, per recidere il nodo scorsoio che forse, con una più attenta lettura delle leggi vigenti da parte degli addetti ai lavori (Soprintendenti, Direttori regionali e funzionari del Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali), non si sarebbe nemmeno stretto alla gola della città. In parole povere: il sogno di pedonalizzare il Tridente svuotando il Pincio ed inserendovi una struttura in cemento armato di sette piani - che, tra l'altro, affonderebbe in una falda d'acqua - per ospitarvi 700posti macchina(ma anche 5o 600, nell'ipotesi proposta nelle ultime ore dal Sottosegretario del Ministero dei BBCC, Francesco Giro) non è realizzabile. Lo spiega la giovane e agguerrita avvocata di Italia Nostra, Vanessa Ranieri: il Pincio, con la sua passeggiata, è un monumento architettonico e paesaggistico vincolato fin dal 195253. La Passeggiata al Pincio fu concepita dall'architetto Valadier come un itinerario magico da percorrere a piedi, a cavallo o in carrozza, partendo dall'Orologio ad acqua per arrivare al Belvedere del piazzale Napoleone I ed affacciarsi estasiati sulla città. Insomma: «Un monumento come il Colosseo - spiega l'avvocata - ve l'immaginate un parcheggio all'interno del Colosseo? ». E l'esposto da lei presentato a nome di Italia Nostra e del suo Presidente Carlo Ripa di Meana al Sostituto Procuratore P.G. Ferri, dettaglia: «L'area di Villa Borghese è vincolata in quanto Villa Storica e zona di interesse archeologico, nonché ambientale, e perciò sottoposta a tutela Del complesso fa parte anche la Passeggiata del Pincio, comprendente, tra l'altro, la piazza Napoleone I e la sottostante Collina del Pincio. Quest'ultima inoltre, insieme alle rampe d'accesso di Viale Gabriele d'Annunzio, ha ricevuto un vincolo specifico della Soprintendenza ai Monumenti del Lazio». Anche l'avvertenza contenuta nella nota firmata nel2004dall'allora Soprintendente Adriano La Regina recita: «Restano inoltre forti riserve sugli accessi veicolari previsti in via Gabriele D'Annunzio, per le ovvie conseguenze sulla Passeggiata del Pincio. Realizzata nel 1834daGiuseppe Valadier attraverso un articolato sistema di gradinate, prospettive architettoniche, nicchie con statue antiche e di ispirazione classica, essa costituisce un complesso unitario con la sottostante Piazza del Popolo e non può trasformarsi in alcun modo in una rampa d'accesso a un parcheggio sotterraneo». La Regina concludeva chiedendo di «studiare per gli accessi al parcheggio soluzioni alternative ». Mentre dal canto suo, un anno dopo,l'ing. Luciano Marchetti, allora Direttore Regionale per il Patrimonio Artistico Architettonico e Paesaggistico di Roma, esprimendo parere favorevole al progetto, si limitava a raccomandare: «L'ampiezza degli accessi al parcheggio dovrà essere ridotta al minimo indispensabile». E si potrebbe proseguire, citando la valutazione dell'impatto ambientale (VIA) che rileva «una chiara estraneità all'ambiente» della griglia d'areazione del parcheggio (metri 20 x 10 al centro della terrazza), ma ne deduce che "il visitatore non percepirà come interferenze" le strutture sopra citate. E non sono meno surreali le dichiarazioni recentissime del Soprintendente Angelo Bottini, a proposito della scoperta, negli scavi eseguiti per il cantiere, di quelle che potrebbero essere le stanze della servitù della Villa di Lucullo: «estranea benché attigua» alla zona in cui insiste il cantiere del parcheggio. Marina, la contessa pronta al digiuno Battibecco con Bertinotti sulle forme di protesta Ventotto anni dopo il memorabile film di Ettore Scola, "La terrazza", Michele Serra ritorna se non sulla terrazza - forse perché vive a Bologna e non a Roma dove la terrazza è un must - sul salotto: chiedendosi quando è di destra e quando di sinistraA proposito della ulteriore discriminante "di sinistra" di Paolo Ferrero, di valdesi ed austeri costumi, (pare non ci riesca nemmeno la sua biografa e partner, la vulcanica Angela Scarparo, a traviarlo) contro Fausto e Lella Bertinotti. Ma il paradosso di una classica, e sembrerebbe immutata serata di salotto-terrazza su Roma, emerge dal racconto di Marina Ripa di Meana, in conferenza stampa ieri mattina nella sede di Italia Nostra. Bisogna anche dire che il Presidente (suo marito)ha cercato di frenarla finché gli è stato possibile, ma poi Marina ha dato il suo contributo. Raccontando come sere fa in un salotto romano, è stata chiesta alla padrona di casa la sua "espulsione" perché aveva suggerito al dirimpettaio a tavola- Cerasi, titolare della "stazione appaltatrice" del parcheggio del Pincio, di accontentarsi del 30 che comunque gli spetterebbe (riferisco quello che ha detto Marina) in caso di non realizzazione dell'opera. «Ho anche addolcito il suggerimento - ha aggiunto - osservando che un collezionista d'arte come lui, qualcuno che ha addirittura aperto al pubblico un Museo romano, dovrebbe rendersi conto che il parcheggio dentro il Pincio, con le vibrazioni delle trivelle che faranno cascare statue e balaustre del Valadier è un assurdo. Ma lui l'ha presa malissimo, mi ha praticamente insultato come una che, essendo donna e non brutta, è chiaro che non capisce niente Al nostro tavolo era seduta anche Lella Bertinotti. Non ha detto una parola, quando l'alterco é diventato incandescente, s'è limitata a dare un colpetto sulla spalla del marito e a dire: È ora di andare, Fausto». E Fausto? «Io mi ero rivolta a lui per chiedergli come mai non protestava.E lui: - Io parlo di certi temi nei luoghi deputati, nei luoghi conviviali la scelta, cara Marina, non può essere se non la leggerezza ». Intanto, se i 5 saggi convocati dal sindaco Alemanno dovessero dare parere favorevole all'opera, Marina ha annunciato che digiunerà in pubblico, giorno e notte: «Mi metterò al Pincio ai piedi dell'obelisco egiziano dedicato ad Antinoo». a.c.
ROMA -Pincio, Italia Nostra si rivolge alla Procura
L'associazione ambientalista Italia Nostra ha presentato una denuncia contro la decisione dell'amministrazione capitolina di scavare un parcheggio all'interno della collina del Pincio a Roma. L'avvocata Vanessa Ranieri spiega che il Pincio è un monumento architettonico e paesaggistico vincolato fin dal 1952 e che non può essere trasformato in un parcheggio. La denuncia presenta documentazione che indica la via giudiziaria come la più diretta per recidere il nodo scorsoio che potrebbe bloccare la realizzazione del parcheggio. L'area del Pincio è vincolata come Villa Storica e zona di interesse archeologico e ambientale, e la Passeggiata del Pincio è parte di questo complesso.
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