Qualche tempo fa il ministero per i Beni e le Attività culturali, non si sa perché, ha disaggregato e aggregato le soprintendenze, creando tre l'altro una nuova Soprintendenza per i beni artistici e storici per la provincia di Napoli, escluso Napoli, e per le province di Caserta e Benevento. Il Direttore generale per la Campania ha pensato di collocare la nuova Soprintendenza nel Palazzo Reale di Napoli, anche se Napoli non è nelle competenze di questo strano ufficio. Napoli ha già una sua Soprintendenza per i beni artistici e storici con sede prestigiosa nel castello di Sant'Elmo. Decisione assurda e francamente sbagliata, la nuova Soprintendenza esclude Napoli ma troverebbe la sua sede nel Palazzo Reale, togliendo cinque locali (poi ridotti a tre o due) alla Biblioteca Nazionale. Dopo gli incontri del G7, nel 1994, da Palazzo Reale furono allontanati tutti gli uffici del Consiglio Regionale della Campania. I responsabili del Consiglio, con ammirevole sensibilità, accettarono di trasferirsi altrove. La Biblioteca Nazionale, che ha sede in Palazzo Reale per decisione di Benedetto Croce, ha ovviamente crescente bisogno di spazi, per nuove acquisizioni e per la creazione di nuovi laboratori di ricerca. Quindi non vi è spazio disponibile per altri uffici oltre quelli della Biblioteca stessa e della Soprintendenza per i beni architettonici e il paesaggio che cura l'architettura dell'edificio. Paolo Mascilli Migliorini, direttore dei lavori e conservatore del palazzo, ne cura con passione i restauri e la manutenzione; recentemente ha restaurato il piccolo ponte in ferro che collega l'appartamento storico con il giardino pensile, era dai tempi di Genovese e di Niccolini che non si attuava opera così importante.