La bella costruzione settecentesca di Tolentino, nelle Marche, è bruciata. Mentre il governo fa tagli alla cultura, va in fumo il patrimonio, ricchissimo, dei teatri storici Il rogo che ha praticamente distrutto il bel teatro settecentesco di Tolentino, nelle Marche, non ha avuto lo spazio che il fatto meritava sui giornali, una foto-notizia o poco più. Peccato perché i problemi posti dal grande e diffuso patrimonio di sale teatrali antiche (circa 850 sparse per l'Italia) avrebbero meritato articoli e commenti. Tanto più nel momento in cui Berlusconi-Tremonti tagliano pesantemente i fondi per la cultura, quindi per la musica, e per gli Enti locali, con ripercussioni disastrose sull'attività teatral-musicale, nonché su restauri, recuperi e semplici manutenzioni. Il Teatro «Nicola Vaccaj»della cittadina marchigiana, intitolato ad un buon musicista coevo di Rossini, era in fase di restauro ed è in quella delicatissima situazione che accadono questi incidenti. Trattandosi di edifici fatti di mattoni, di legno ben stagionato, di gesso e di cartapesta, bisogna stare attentissimi a qualunque fonte di incendio. Come si ricorda, la Fenice di Venezia (distrutta per la seconda volta in due secoli) e il Petruzzelli di Bari arsero in poche ore, entrambi per mano criminale (la prima accertata e punita). In questo caso dovrebbe trattarsi di un vero e proprio incidente. E il sindaco di Tolentino ha subito detto di voler sanare il gravissimo guasto ricostruendo quanto c'è da ricostruire «com'era» (il «dov'era » è scontato). Impegno meritorio, non facilissimo però da mantenere perché il Teatro Vaccaj fu progettato e realizzato da un artista tolentinese, Giuseppe Lucatelli il quale era pittore e architetto ad un tempo, infatti decorò riccamente di affreschi il soffitto di quel suo edificio. Pitture che sarà impossibile ripristinare se non nelle parti decorative. Doppia curiosità: il Teatro di Tolentino venne inaugurato la sera del 10 settembre 1797, il giorno cioè del Trattato di Tolentino fra la Francia e lo Stato Pontificio invaso (o liberato) dal generale Bonaparte; in una delle due opere rappresentate, di Zingarelli e di Giordani, debuttò, giovanissimo, l'ultimo dei grandi «evirati cantori », Giovanni Battista Velluti, marchigiano come il celebre Gerolamo Crescentini incoronato in scena da Napoleone a Parigi. Questo di Tolentino, va detto subito, è una delle numerose sale teatrali della regione. Le piccole Marche ne avevano ben 113 nel 1868 e ne contano ancora una settantina: dallo splendido «Lauro Rossi» di Macerata opera del più grande architetto della dinastia dei Bibbiena, Giovanni Antonio Galli, alla minuscola sala della Rocca di Sassocorvaro con appena 65 posti. Ma in mezzo vi sono il magnifico Teatro della Fortuna di Fano e i non meno splendidi edifici di Ascoli, Fermo, Jesi, o della piccola Matelica dove operò l'architetto della Scala di Milano, il folignate Giuseppe Piermarini. Una settantina di teatri, molti dei quali restaurati e recuperati ad attività culturali e civiche per iniziativa congiunta del Ministero per i Beni culturali (coi fondi FIO) e della Regione, al tempo in cui era valida soprintendente ai Beni architettonici l'anconetana Maria Luisa Polichetti, e anche dopo. Teatri sorti, fra il '600 e l'800, per iniziativa di Accademie locali, di famiglie nobili, di consigli comunali, come nel resto del Paese, con una concentrazione particolare nelle regioni del melodramma, in Emilia-Romagna, con una novantina di teatri recuperati, in Toscana, in Lombardia, nel Veneto, in Umbria, un po' meno da Roma in giù per la minore ricchezza locale e per una più debole civiltà comunale. È Napoli tuttavia a vantare il teatro storico più grande, il San Carlo, anch'esso ricostruito, in soli undici mesi, nel 1816 dopo un rovinoso incendio. Non c'è Paese al mondo, credo, che possa vantare tanta e così diffusa ricchezza di teatri antichi: erano 1.050 alla fine dell'800, ora, dopo le demolizioni degli anni 30-40 del '900, sono circa 850. Grande patrimonio, anche per lo spettacolo dal vivo. Sul quale peraltro si abbatte - come su tutti i beni culturali più preziosi - la scure di Tremonti, con risultati che temiamo catastrofici, anche perché la stessa mannaia mutila i bilanci degli enti locali e regionali. Intanto, nuova vita al bel teatro di Tolentino, con l'augurio di poter brindare in tempi ravvicinati alla sua riapertura, come è già avvenuto per la martoriata Fenice di Venezia.