Era conservato nella dimora Le Nozze acquistate da papa Pio VII Si salgono una novantina di scalini su due rampe che iniziano da via del Mazzarino e si arriva in cima a una sorta di giardino pensile a strapiombo su largo Magnanapoli, tra resti di statue romane, sarcofagi, frammenti marmorei. Ed è di un fascino incomparabile lo scorcio dei Mercati Traianei e della salita del Grillo fino al palazzo del Quirinale. È quanto di suggestivo sa offrire lo spazio destinato a parco pubblico della storica Villa Aldobrandini, il cui edificio principale accoglie lIstituto Internazionale per lUnificazione del Diritto Privato, mentre il resto della villa con tre padiglioni è adibito ad uso scolastico. La villa risale alla seconda metà del Cinquecento, quando i nobili Vitelli realizzarono qui la loro dimora estiva, con un progetto di Carlo Lambardi che costruì il palazzo, con facciata su via Panisperna, e il casino con torrione dangolo verso la chiesa di San Domenico. Nel 1601 Clemente VIII Aldobrandini acquistò la villa e la donò a suo nipote, il cardinale Pietro; il porporato e, successivamente, i suoi familiari ristrutturarono gli edifici, adattando il complesso a una dimora-museo, riempiendo le sale del piano nobile del palazzo di bellissime pitture e i viali del giardino di antiche sculture. Gli Aldobrandini rimasero proprietari della villa fino al 1926, quando fu acquistata dallo Stato, ma la villa aveva già perso i suoi capolavori, come il celebre affresco romano del I secolo d. C. scoperto sullEsquilino detto Le Nozze Aldobrandini, venduto a Pio VII per 10.000 scudi. Inoltre nel 1876 era stata dimezzata dagli sbancamenti per lapertura della via Nazionale; labbassamento del livello stradale aveva portato modifiche alle strutture edilizie con la costruzione di due padiglioni gemelli. Era stata aumentata laltezza del muro di cinta e chiuso con un finestrone cieco il portone del Lambardi prospiciente lattuale largo Magnanapoli, aprendo un altro ingresso in via Panisperna, con un grande portale ad arco fiancheggiato da due solenni colonne sovrastate da due mezzi timpani. E qui si apre, al di là del portale, godibilissimo, il giardino inferiore con i resti di un settecentesco ninfeo con una statua di Venere; il terrapieno che degrada sulla destra, su via Nazionale, è tutto un filare di camelie e piante di limoni, che fanno corona alle palme sparse nella villa in una varietà di esemplari originari dellAustralia, delle Canarie e del deserto. A fronte del verde, quattro corpi di fabbrica, dai due originari nelle caratteristiche architettoniche seicentesche al basso fabbricato con le grandi arcate, costruito nel 1920 da Clemente Busiri Vici, e alledificio simile ad angolo con via Mazzarino nel 1929 di Marcello Piacentini. Va peraltro segnalato che tutto il complesso è stato mantenuto e valorizzato costantemente dallamministrazione comunale dal 1985 ad oggi con un restauro degli arredi scultorei e una cura dellassetto paesistico del verde. Così nelledificio cinquecentesco sono state rimesse in luce le tempere ottocentesche della volta ed è stato ripristinato un lucernario con il restauro degli stucchi secenteschi. Si è salvaguardato anche il fronte della villa su largo Magnanapoli con la messa in opera di un parete di contenimento dello scavo che ha preservato i ritrovamenti archeologi.