Gli immobili più grandi potranno essere adibiti a strutture ricettive Prima casa, ancora polemiche in consiglio CAMAIORE. Ricavare da vecchi e cadenti annessi agricoli in collina una struttura ricettiva. O addirittura due piccoli appartamenti da 40 metri quadri l'uno. Si potrà fare anche questo con l'approvazione - avvenuta venerdì notte a maggioranza e dopo 3 giorni consecutivi di consiglio comunale - della variante al piano strutturale di Camaiore. Quella che permetterà anche la costruzione di 128 prime case, il rialzamento di alcuni alberghi ed il cambio di destinazione d'uso per altri. Per gli annessi agricoli (parliamo di strutture consolidate, anche se vecchie e malmesse) si apre, quindi, una possibilità nuova, almeno per quelli di dimensioni che si aggirano sui 100 metri quadrati e che si trovano in collina. Cambiare destinazione d'uso e fare una piccola struttura ricettiva, oppure costruire due piccoli mini-appartamenti. «Si va incontro alla necessità di migliorare la vivibilità delle frazioni collinari - ha detto Alberto Matteucci (FI), commentando l'emendamento proposto dalla maggioranza con Riccardo Bonuccelli (Udc) - senza costruire nuove abitazioni, ma andando a recuperare vecchie costruzioni in stato di degrado. Per ricreare quel tessuto mare-monti, che a questa amministrazione sta a cuore». Prima casa. Per l'opposizione, però, in particolare per il Pd, si è trattato solo dell'ennesima proposta a carattere speculativo. Così come l'intera variante, sia per quanto riguarda la prima casa, sia per lo svincolo alberghiero. Lo strumento urbanistico, infatti, permetterà la costruzione di 128 prime abitazioni in terreni vicini alle zone urbanizzate di Camaiore e Capezzano. «Chi ha un terreno - ha sottolineato Andrea Favilla (Rc) - evidentemente non è così economicamente svantaggiato». E comunque, contesta il Pd, per risolvere il problema abitativo si devono creare zone per edificare case popolari, e non creare zone B3. «Lo dimostra il fatto che delle 128 case che potranno essere costruite - hanno detto Cristiano Ceragioli e Simone Leo (Pd) - nessuna rientra tra le 300 famiglie che hanno richiesto un contributo per l'affitto, o in lista per un alloggio popolare». Diametralmente opposta l'interpretazione dell'amministrazione. «Non possiamo creare zone per edilizia popolare - hanno rimarcato il sindaco Giampaolo Bertola e il capogruppo FI Alberto Matteucci - perché lo strumento urbanistico che abbiamo, e che non abbiamo voluto certo noi, non lo permette. Per ora abbiamo dato una prima risposta permettendo la costruzione di 128 prime case, poi rimetteremo mano allo strutturale per dare altre possibilità ai cittadini». Alberghi. La variante si occupa anche di razionalizzazione del patrimonio alberghiero. Da una parte, permettendo il rialzamento fino a 18 metri. Dall'altra, andando a svincolare alcuni hotel per costruire case. In particolare, a quelli che hanno meno di 12 camere (se si trovano da viale Colombo verso mare), o meno di 21 camere (da viale Colombo verso monti). E che abbiano spazi comuni insufficienti. I singoli appartamenti dovranno essere di almeno 100 metri quadri. «Si va ad ncidere negativamente - ha detto Ceragioli - sul turismo di Lido, sui lavoratori che operano nelle strutture alberghiere, su quanti vivono di turismo. E tutto, per una enorme operazione speculativa, che porterà ai privati non meno di 150 milioni di euro». Anche su questo aspetto, la posizione della maggioranza era distante. «Queste strutture - hanno detto Alberto Matteucci e Sandro Frugoni (gruppo misto) - sono inadatte al turista che viene a Lido. Piccole strutture, dove non esistono guadagni, non c'è possibilità di investimento, perché non ci sono incassi. O in altri casi chiuse da anni». Nella 3 giorni di consiglio comunale non sono mancate, da Forza Italia e i gruppi di Frugoni e Claudio Larini, critiche, nei confronti del Pd, di ostruzionismo.