Qualche giorno fa, su queste pagine, si è attribuita al professor Domenico De Masi lidea della direzione nuova da far prendere al territorio del Parco nazionale del Cilento, e si commenta che ci si sta allontanando da una strategia di sviluppo intelligente e lungimirante basata sul turismo. In realtà le cose sono più complesse e lo sviluppo ha bisogno di più sostanza. Non è vero che non esista un piano di sviluppo, esso esiste ed è stato elaborato nel 2000 sotto la dizione "Città del Parco", è stato approvato dai sindaci allunanimità e, tra i pochi a livello nazionale, anche dalla Regione, ed è allo stato un documento strategico spesso non letto e non interpretato. In quel piano il turismo non è la direzione strategica necessaria e sufficiente per lo sviluppo, e male fa chi non riflette sulle strategie già elaborate. Un territorio complesso e articolato in potenziali differenziati aveva e ha loccasione di affermare il suo ruolo strategico come area campana di particolare contemporaneità proprio per la presenza di caratteristiche ambientali e paesaggistiche complesse. Studiosi come Gambino, Blasi, Boitani, Graziella Persico e altri hanno fornito mappe di potenziali territoriali assolutamente straordinari, tanto da suggerire una prospettiva futurista anche nel senso di fu turista, cioè la necessità di uccidere lidea di un territorio di consumo per vedere un territorio di investimento in risorse immateriali incredibili. Le due innovazioni strategiche riguardavano la possibilità di un salto istituzionale in cui il Parco sarebbe diventato un catalizzatore per una nuova governance orizzontale fino a immaginare una possibile "Città del Parco", cioè una città rifondata con una nuova centralità progettuale fatta di reti di servizi innovativi e di progetti a scala di area vasta. Lidea possibile era poggiata sui nuovi strumenti di programmazione, Pit in primo luogo. Vi era e vi è in campo laltro progetto strategico a valenza complessa e multipla chiamato rete ecologica. È questo il cuore della nuova strategica in cui il turismo è altro, è turismo di ricerca e sviluppo; vi è, ancora oggi, la possibilità di fare del territorio del parco il più grande laboratorio di ricerca su temi complessi che oggi interessano il mondo intero e riguardano tutti i temi legati al territorio e allambiente. Questi progetti sono in campo e mostrano tutto il loro potenziale (vedi parco genetico, Valle delle Orchidee e la biodiversità, quelli sul paesaggio, quelli sulla qualità delle aree rurali, quelli sullindustria leggera e quelli sui centri storici e sullarcheologia). Lidea che una nuova metamorfosi delle attività sia possibile riguarda anche il turismo. Questo settore dovrà essere in grado di trovare nuovi paradigmi non poggiati su standard oramai abusati e omologanti, e su questo vede bene De Masi. Tutto questo è per fortuna ancora in campo e vive come ricchezza potenziale del territorio. Pochi giorni fa la Regione Campania ha approvato un progetto (ex Pit) di 15 milioni sui boschi vetusti o boschi a evoluzione naturale complessa. È un progetto a grande valenza di ricerca e potrebbe attrarre studiosi da tutto il mondo; ebbene di questo non si parla e non si è parlato perché tutto il dibattito sul parco è concentrato sulla governance politica e sugli scontri falsamente ideologici sul turismo da rilanciare, facendo diventare il tema del parco non quel sogno necessario a un territorio in evoluzione, ma un tema vecchio di posizionamento di poteri politici per il controllo di unistituzione. Il piano di sviluppo cè ed è in aggiornamento con il contributo di studiosi differenti da quelli che lo elaborarono qualche tempo fa, e questo è anche giusto, si vada avanti sulla strada istituzionale per avvicinare il parco allidea di ente nuovo per un territorio che vuole diventare città del mondo; che non vuole vivere di solo turismo perché è in grado di interpretare tutti i temi della contemporaneità. Il territorio verrà vissuto come nuova universitas necessaria per riposizionare le aspettative politiche di un territorio straordinario per dimensione, per biodiversità culturale e biologica. La provocatoria immagine lanciata qualche mese fa di portare i laboratori innovativi di quel territorio a Expò 2015 a Milano è ancora la prospettiva giusta per rilanciare il tema parco come centrale per dar vita alla Città del Parco, nuova città non miraggio ma sogno da poter realizzare.