"Non ci pagano, imprese a rischio chiusura" A un mese esatto dallaccoglienza trionfale che lassemblea annuale dei costruttori romani riservò al neo-sindaco Gianni Alemanno e alle sue dichiarazioni di guerra contro gli "appaltoni" e «le procedure di gara che hanno creato problemi alle piccole e medie imprese», la luna di miele sembra già finita. Ad accelerare la crisi fra il primo cittadino e una delle lobby più potenti della capitale, il blocco dei pagamenti per la costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici, strade, giardini e infrastrutture regolarmente appaltate. Ritardi pesanti, che rischiano di ridurre sul lastrico non tanto i colossi edili, ben strutturati e capaci di accedere con facilità al mercato creditizio, quanto le aziende di dimensioni più ridotte, proprio quelle che Alemanno si proponeva di tutelare e valorizzare. Da mesi lavorano gratis per il Comune. E ora potrebbero cominciare a mandare a casa gli operai. «Indubbiamente le difficoltà finanziarie del Campidoglio stanno creando forti disagi al settore» ammette il presidente dellAcer, Giancarlo Cremonesi. «A soffrire sono soprattutto le imprese molto piccole, che hanno una capacità finanziaria contenuta e non possono sopportare una così prolungata dilazione dei pagamenti». Una preoccupazione che qualche giorno fa il leader dei costruttori ha rappresentato direttamente al sindaco, incontrato in via riservata insieme agli assessori Castiglione (Bilancio), Corsini (Urbanistica) e Ghera (Lavori Pubblici). «In quella sede», racconta Cremonesi, «ci sono state date ampie rassicurazioni che entro Ferragosto il Comune riprenderà i pagamenti. Se per quella data si uscirà dallempasse, riusciremo a scongiurare la cassa integrazione o il licenziamento di molte maestranze. Se invece dovesse protrarsi fino allautunno, diversi fra i piccoli saranno costretti a chiudere». Al grido di dolore si associa Franco Monaco, presidente del settore costruzioni di Federlazio: «Sono profondamente preoccupato per la pesantissima crisi economica in cui versa il Comune di Roma», dice. «Dalle prime informazioni sembra non ci siano risorse neppure per gli appalti in corso, mentre i pagamenti dei lavori maturati prima del 28 aprile sono congelati per decreto commissariale. Non ci resta che chiedere subito al sindaco Alemanno uno sforzo straordinario per sbloccare almeno i crediti maturati». A destare allarme è lincertezza, laccresciuta inaffidabilità dellunica stazione appaltante - per giunta la più importante - che finora aveva sempre onorato gli impegni. Sino al febbraio scorso, quando lo scioglimento del consiglio comunale e il regime commissariale ha chiuso i cordoni della borsa. A tre mesi dallinsediamento del nuovo sindaco non sono stati ancora riaperti. «Il Comune di Roma», conclude Cremonesi, «era uno dei pochi enti pubblici che pagava regolarmente, al contrario di Regione, delle Asl e dellAcea, che ormai accumulano ritardi di molti mesi, creando enormi difficoltà alle aziende. Se adesso ci si mette pure il più grande committente della città, per noi sono guai seri».