Battaglie, fatiche condivise coi pendolari e un sogno «svizzero»: la leghista si racconta busto arsizio Gli affari istituzionali l'hanno vista avanzare di grado in Regione, la cultura resta il vecchio amore. Del resto, è per il suo lungo impegno in quest'ultimo campo a Busto che la gente ancora oggi ferma la leghista Luciana Ruffinelli, chiamandola "assessore". Salvo poi correggersi e dire "consigliere regionale". Una promozione in commissione, bella soddisfazione prima delle vacanze? Sì, anche se è stato un passaggio naturale, con i posti che si liberavano. E' una materia impegnativa, dove c'è grande spazio per lavorare e studiare. Dall'autonomia al federalismo fiscale, senza scordare le comunità montane. C'è un "figlio" preferito? Forse la legge sullo spettacolo. Non si è voluta dimenticare nessuna forma, spazio ad esempio agli spettacoli tradizionali, in vernacolo, di strada. Moltissimi giovani vogliono fare gli animatori oggi, affrontando un'esperienza alternativa. Si è cercato di favorire il ricambio generazionale, dunque da una parte di promuovere l'imprenditoria, dall'altra la fruizione giovanile. Gestendo i contributi in Regione, non si decide più solo a Roma. La cultura è proprio il primo amore? Certo, anche la legge sulla promozione dell'istruzione mi ha visto partecipare con cognizione di causa. Mi è piaciuto il cammino della Regione, a partire dalla legge sugli ecomusei. E ora stiamo firmando la legge sui beni culturali e materiali. Mi piace difendere la nostra cultura. I bustocchi seguono ciò che si fa a Milano? Oh sì, ricercano anche i loro politici nelle cronache. Si interessano se uno è presente e si impegna. Mentre non bussano ai consiglieri regionali per sfruttare i finanziamenti. No, il bustocco vuole sapere come vado a Milano e cosa faccio. Massimo della popolarità con la battaglia sul prezzo della benzina. Sempre pratici, i bustocchi eh? La gente è il mio datore di lavoro e controlla se ho timbrato! Ma molti in giro la chiamano ancora assessore, giusto? Succede, poi si scusano, ma non c'è problema. Anzi, sono contenta di aver lasciato buona memoria: sono stati anni di grande entusiasmo. Lei siede anche in consiglio comunale. Ci sono meno soddisfazioni lì? Sono contenta che siano avanzati provvedimenti urbanistici e del ruolo del vicesindaco, leghista della prima ora. C'è da rodare la macchina, darle una cadenza più regolare. E ora si affaccia pure (di nuovo) il rimpasto di giunta... Credo nella buona volontà di tutti, però questo è il momento di entrare a tambur battente nelle problematiche. C'è un aspetto dell'ordine quotidiano della manutenzione della città, che non è entrata a regime. Perché asfaltare benissimo via Mameli e poi avere i salvapedoni arrugginiti? Manca un po' del decoro svizzero che i cittadini vorrebbero. Non bisogna limitarsi al grosso. Ha invocato una donna, e gira il nome della leghista Claudia Colombo. Contenta? Mi spiacerebbe se per il fatto di girare venisse bruciato. Conosco il suo ottimo lavoro come assessore, sindaco e poi in Provincia. Condivido la sua pragmaticità leghista e femminile. Lei viaggia in treno: lo promuove? E' abbastanza regolare nei tempi, indegno nel comfort e di una tristezza umana senza fine. Non c'è niente di più triste dei pendolari in questi treni, di sera, provati da una giornata di fatica. Meglio la stazione di Busto o quella di Milano? C'è più ordine a Milano, Busto viene lasciata in condizioni indegne. Serve anche qui il federalismo? (ride) Mi ricordo la questione del parcheggio Hupac ai tempi del sindaco Tosi. Ci hanno risposto: prima bisogna pensare a Bologna. Non vanno bene il sottopasso che si allaga, i bagni chiusi e il degrado.