"Villa delle Rose" a Montenero ha il fascino decadente delle grandi dimore delle villeggiature signorili. Adesso di fronte al tribunale di via de Lardarel si compie l'ultimo atto di una complessa vicenda di successione ereditaria con la vendita all'asta: 1,93 milioni di euro la base di partenza, rilancio minimo 10 mila euro, 193.000,00 da depositare anticipatamente sul tavolo del giudice come cauzione solo per potersi mettere a sedere a partecipare. Termine ultimo per farsi avanti: 2 ottobre, l'indomani mattina l'udienza per annunciare a chi andrà All'asta la villa di lord Byron gioiello in rovina a Montenero I partigiani livornesi ne fecero il loro quartier generale di Mauro Zucchelli L'intonaco qua e là se l'è portato via il tempo, anche il colore è ormai un rosa che più antico non si può, pure i gradini della scalinata sono smangiucchiati, manca qualche vetro e gli infissi mostrano l'ingiuria degli anni, forse dei secoli. Eppure anche così, anche un po' sgangherata la "Villa delle Rose" a Montenero - di fronte al cimitero, all'inizio della salita per il Castellaccio - ha il fascino decadente delle grandi dimore delle villeggiature signorili. Adesso di fronte al tribunale di via de Lardarel si compie l'ultimo atto di una complessa vicenda di successione ereditaria con la vendita all'asta: 1,93 milioni di euro la base di partenza, rilancio minimo 10 mila euro, 193.000.00 da depositare anticipatamente sul tavolo del giudice come cauzione solo per potersi mettere a sedere a partecipare. Termine ultimo per farsi avanti: 2 ottobre, l'indomani mattina l'udienza per annunciare a chi andrà. E' l'ultimo passaggio di mano di una villa la cui parte originaria dovrebbe risalire alla fine del Quattrocento, fra la scoperta dell'America e la fine di Lorenzo il Magnifico (però il grosso dell'edificio risale alla seconda metà del Seicento e non sono mancati aggiunte, rimaneggiamenti, ritocchi). E se ora la proprietà è ripartita fra tre eredi, la leggenda vuole che vi abbia abitato tal Guerrino da Montenero - chissà se è mai esistito, comunque lo chiamavano il Villano - che nel 1496 guidò la resistenza dei livornesi contro Massimiliano d'Austria tre secoli e mezzo prima dell'eroica difesa davanti alle mura di San Marco. Quasi cinque secoli dopo, diventerà quartier generale dei partigiani livornesi della Brigata Garibaldi: a cominciare da Bruno Bernini. Le cronache raccontano poi che nel trapassato remoto questa dimora chic è stata, sul finire del Settecento, prima in mano al negoziante livornese Giovanni Nicola Bertolla, poi ceduta a Abraham Culey mercante a Costantinopoli, e successivamente venduta ai Dupouy. Lasciamo perdere il fantasma della love story della contessina che il padre voleva monaca e invece, approfittando dei frequenti viaggi d'affari dei genitori, si vedeva con un bel tipo: inutile dire che finì con i due infilzati insieme dallo stiletto del sicario mandato da papà. In realtà, villa Dupouy fu ben altro: uno dei salotti letterario-mondani più in vista. Non è un caso se fra queste mura nel 1822 soggiornò lord Byron per alcune settimane, in mezzo a una bufera esistenziale: la cacciata da Pisa (palazzo Lanfranchi) per una rissa fra i suoi amici e le guardie locali; la tragica fine della figlia Allegra stroncata dal tifo; l'emorragia che quasi uccide la cognata Mary Wollstonecraft, autrice di "Frankenstein"; l'annegamento dell'amico Shelley. Le dolci "smanie per la villeggiatura" del bel mondo montenerese invece l'aveva descritto già qualche decennio prima, in una commedia-capolavoro, quel Carlo Goldoni che il colle livornese lo conosceva bene. Non importa dare un'occhiata alla perizia dei tecnici del tribunale per capire lo «stato scadente di conservazione», gli «evidenti segni di degrado e incuria». Due piani più cantina "ghiaccia", poco meno di 370 metri quadri, scala interna in pietra, soffitti affrescati (il resto è diviso in 15 appartamenti e magazzini). E, all'esterno, davanti a una facciata contrappuntata da eleganti timpani con conchiglie, ecco una scenografia di scalini in pietra serena impreziosita da una coppia di busti e, in una nicchia, un Nettuno: porta a un giardino che è sì «in stato di abbandono», con «residui di aiuole e statue di marmo». Si tratta pur sempre di 16mila metri quadri fra siepi, cipressi e olivi. Ma la fotogallery della documentazione di vendita mostra anche l'antico splendore decaduto degli interni: gli affreschi sui soffitti sono uno zibaldone di putti sbarazzini, guerrieri neoclassici in versione macho, creature alate con la tromba del giudizio. A dir la verità, non così scalcinati come s'immaginerebbe: anche se la villa risulta disabitata da lungo tempo e nel caminetto di marmo sembra spuntare ancora la cenere di chissà quando. Nella sequenza di scatti non manca anche qualcosa del resto dell'immobile, ancora in affitto: lavatrice, tavolino da cucina, comò, stufetta, cavallino a dondolo... Un gioiello nascosto che anche fra i livornesi pochi conoscono: dev'esser stata una bella sorpresa per il folto gruppo di visitatori che, nel febbraio di quattro anni fa, vennero portati alla scoperta di "Villa delle Rose" dall'équipe della coop Amaranta. Ancora adesso raccontano l'atmosfera tanto sgarrupata quanto incantata della dimora del lord romantico ribelle: fra le allegorie classicheggianti degli interni e la peschiera con le ninfe. (23 luglio 2008)
LIVORNO - All'asta la villa di lord Byron, gioiello in rovina a Montenero
La "Villa delle Rose" a Montenero è stata venduta all'asta per 1,93 milioni di euro. La proprietà era stata divisa fra tre eredi, ma ora è stata venduta a un unico acquirente. La villa ha un fascino decadente e ha ospitato personaggi famosi come lord Byron e Carlo Goldoni. La proprietà è stata oggetto di una complessa vicenda di successione ereditaria e ha subito un degrado significativo nel corso degli anni. La villa ha 370 metri quadri e include 15 appartamenti e magazzini, nonché un giardino di 16mila metri quadri. La vendita è stata annunciata per l'indomani mattina, 2 ottobre.
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