Per sei anni e mezzo ha guidato lente lirico: "La colpa di Di Benedetto? Troppo morbido negli ultimi tempi" "Il suo arrivo è unoccasione, ora, però, basta risse tra lavoratori" Per sei anni e mezzo a cavallo del secolo ha retto il timone del Teatro dellOpera, squassato anche allora da ondate di polemiche. In quel periodo il Carlo Felice ha prodotto spettacoli memorabili, che per tre volte hanno meritato il prestigioso premio Abbiati. Ma nonostante tutti i meriti, il destino di Nicola Costa è stato quello di essere al centro del ciclone. Non solo per la gestione del Teatro ma anche per quella del Fondo integrativo di previdenza. Ora che i giudici lo hanno assolto con formula piena dallaccusa di bancarotta fraudolenta, Costa esce dal silenzio che aveva scelto per riserbo e correttezza e accetta di parlare della drammatica situazione del Carlo Felice. Costa, qualcuno paventa addirittura la chiusura del Teatro dellOpera di Genova. Secondo lei larrivo del commissario straordinario sarà lanticamera della fine? «Il Carlo Felice non è morto. Assolutamente no. Può farcela a riprendersi, anche in tempi rapidi. Larrivo del commissario non va visto come una minaccia, ma come unopportunità». Il giorno stesso della sua nomina il commissario Giuseppe Ferrazza ha elencato alcuni interventi che intende attuare. Come giudica queste proposte? «Alcune sono forzatamente generiche e un po scontate. Mi lascia perplesso quella di pagare le prove agli artisti, una cosa che non è nelle tradizioni dei teatri lirici. Sono daccordo con una politica di prezzi contenuti, ma devo dire che lex sovrintendente Gennaro Di Benedetto aveva già attuato un sistema concreto di allargamento del pubblico del Teatro». Se la sente di dargli qualche consiglio? «Il presupposto è che gli impegni assunti da Di Benedetto devono essere applicati nella loro interezza. Poi cè il progetto artistico. Gli allestimenti devono essere a misura del Carlo Felice, delle sue strutture. Per questo deve esserci collaborazione con i grandi teatri europei, quelli i cui palcoscenici hanno dimensioni simili a quello del Carlo Felice. Non si possono usare allestimenti in cui lo spazio basta a malapena per il coro». Il commissario sarà in grado di recuperare il rapporto con i musicisti? «Ecco, la qualità delle proposte artistiche deve essere anche in funzione del personale artistico. Non si può pensare che il musicista faccia il portatore dacqua, alla base di un progetto artistico deve esserci anche la crescita professionale dei musicisti». Che però spesso si fanno notare più per la conflittualità sindacale che per le doti musicali... «Non cè dubbio che il recupero di un corretto rapporto sindacale sarà uno dei compiti più delicati del commissario. Al Carlo Felice, ma in genere nei teatri lirici, cè una conflittualità accesa tra confederali e autonomi, anche per il modo diverso di interpretare lorganizzazione teatrale. Bisogna superare i conflitti e lavorare tutti nella stessa direzione». Di Benedetto è stato travolto da questa conflittualità, il commissario sarà in grado di reggerla? «Lex sovrintendente ha lavorato bene i primi tre anni, dando "schiaffoni" a tutti senza fare differenziazioni. Negli ultimi tempi ha ceduto a una politica di "compensazioni" che lo ha tradito. Il commissario non dovrà guardare in faccia a nessuno: pari dignità a tutti ma rispetto delle regole da parte di tutti. Se comincerà a fare differenziazioni, allora sarà la fine». Poi cè laspetto finanziario, sempre più drammatico. Basterà la gestione commissariale a porre rimedio a questi problemi? «Certo sarebbe bello se il commissario Ferrazza avesse la capacità di portare qualche risorsa in più, come è accaduto a Firenze e a Napoli con il commissario Nastasi. Credo che anche Ferrazza abbia la capacità e la possibilità di farlo. Sanando tra laltro una situazione di squilibrio della quale il Carlo Felice ha sempre pagato il costo». Parliamo del Fondo pensioni. Dopo che il Tribunale lha assolta completamente dalle accuse, è arrivata la sentenza del Tribunale del Lavoro che ha chiamato la Fondazione a rispondere per il Fondo, pagando per ora oltre quattro milioni di euro. La sentenza lha sorpresa? «Mi ha sorpreso la sentenza e ancora più lentità della cifra, che è addirittura superiore di molto a quanto richiesto dal commissario liquidatore. Resto in attesa delle motivazioni per capire». Si annunciano appelli, ricorsi e controricorsi. Sarà un futuro di conflitti infiniti? «Io sono sempre stato favorevole a una ragionevole transazione, che sarebbe la soluzione migliore per tutti. Sono anche convinto che il Fondo avrebbe potuto essere salvato, senza arrivare al fallimento». In che modo? «Nel 2002 la Fondazione propose di versare 11 milioni di euro in 24 anni, aumentando i contributi e ridimensionando in parte le prestazioni agli iscritti. Facendo salvi i diritti degli iscritti già in pensione. Se quella proposta fosse stata accettata il Fondo sarebbe ancora in vita».