ASSOLUZIONE a rischio per Nicola Costa. È stato inoltrato ricorso per Cassazione contro la decisione del giudice Adriana Petri, che nel giugno scorso scagionava lex sovrintendente del Carlo Felice dalle imputazioni contestate con una sentenza di «non luogo a procedere». «Per non avere commesso il fatto», in relazione allaccusa di bancarotta fraudolenta per dissipazione e «perchè il fatto non costituisce reato», dalladdebito di bancarotta documentale. «Si chiede che la Corte voglia annullare con rinvio limpugnata sentenza», conclude lavvocato Ennio Pischedda, rappresentante di parte civile nel procedimento a carico di Costa. Se la Cassazione condividerà le tesi del legale, il fascicolo ritornerà a Genova e sarà un altro giudice a riconsiderare la posizione dellimputato. Con il rischio che il verdetto della Petri potrebbe essere ribaltato. Il ricorso ha tutta laria di una requisitoria. Pischedda, prima di un vero e proprio attacco frontale alla sentenza, parte da lontano. Illustra le finalità del Fondo di previdenza integrativa, ricorda lobbligatorietà di adesione allo stesso di tutti i dipendenti della Fondazione Carlo Felice, parla senza mezzi termini di «nefasta gestione delle risorse patrimoniali ad opera degli organi di amministrazione dellEnte Teatro che, sottraendo parte del capitale, hanno contribuito al suo dissesto». Il legale definisce poi contraddittoria e illogica la motivazione della sentenza impugnata, parla di mancata valutazione delle prove e di travisamento dei fatti. Attaccando limputato, Pischedda ricorda che il passivo - un buco di quasi nove milioni di euro - sarebbe stato causato proprio da una cattiva gestione del Fondo. E sottolinea, concordando con gli inquirenti, che Costa «dissipava il patrimonio del Fondo, omettendo iniziative in violazione del suo dovere di attivarsi a tutela del patrimonio dellEnte». Secondo Pischedda, sarebbe stato proprio Costa a determinare lo stato di insolvenza del Fondo e di questo la Petri non ne avrebbe tenuto conto. Sempre a giudizio del legale, il Gup non avrebbe nemmeno tenuto conto del conflitto di interessi in cui versava Costa, Sovrintendente e Consigliere dellEnte che deteneva di fatto il controllo del Fondo.